L’affaire Mastella è scoppiato, portandosi dietro tutto il suo corollario di complesse implicazioni e travolgendo, alla fine, financo il governo.
Uno degli aspetti più interessanti che sono venuti alla luce è legato alle presunte irregolarità relative alla nomina di primari, o comunque di figure apicali nella PA. Quasi contemporaneamente l’operazione “onorata sanità” in Calabria riporta ai disonori della ribalta i medesimi temi. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo.
Eppure la (forse conclusa) stagione dell’Ulivo/Unione aveva fortemente rappresentato questa istanza palingenetica in politica: una voglia di cambiamento che continueranno ad incarnare Pd e Sinistra-Arcobaleno, soprattutto dopo che il grillismo e la Casta di Stella-Rizzo hanno riproposto, a modo loro, il tema della questione morale.
Ritornando al caso Mastella, chi ha polemizzato con l’intervento inutilmente clamoroso della magistratura “ad orologeria” ha rilevato che le contestazioni sarebbero delle bolle perché “così fan tutti”.
L’ex Guardasigilli insorge, adducendo di non aver preso o ricevuto neanche una lira.
Peccato che l’articolo 317 del codice penale ci dica che la concussione è quando un pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, abusando dei propri poteri, costringono o inducono qualcuno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità. La concussione, quindi, non ha carattere esclusivamente patrimoniale ed è chiaro come in questa definizione rientrino tutte le “raccomandazioni”, così radicate nella nostra italica cultura.
“Così fan tutti”, però. C’è da chiedersi, allora, se è vero che questa pratica è così normale, come mai il Parlamento non abbia pensato di depenalizzarla. Evidentemente, pur nel naufragio morale in cui si trova il Paese, resiste una sorta di super-io civile che fa propendere il legislatore per la necessità che ogni tipo di raccomandazione concutente debba considerarsi illecita, oltre che immorale. Insomma, il senso comune da solo basterebbe a discriminare ciò che è “segnalazione” da ciò che è lecito spoil system, ciò che è immorale raccomandazione da ciò che è illecita concussione.
Questo genere di casi, fra l’altro, ingenera molte perplessità anche sulla normale e fisiologica potestà del governo di selezionare figure apicali per orientare l’operato dell’Amministrazione, la cui discrezionalità è da intendersi sempre in modo riduttivo, giacché la burocrazia deve essere sempre e solamente sottoposta all’imperio della legge.
La ribalta toccata al manager sanitario Annunziata ci ha mostrato un professionista immerso in un pantheon creolo dove trovavano posto San Gennaro, amuleti e cornetti, in un delirio apotropaico assolutamente poco il linea con l’austerità del controllo di gestione o il rigore dell’analisi scientifica.
Qualunque sia l’esito del processo che coinvolge i Mastella, è già possibile dire che è immorale, anche qualora la magistratura accertasse la liceità di questi comportamenti, giustificare certe prassi di tipo clientelare.
Ma ha senso giudicare l’operato dei politici immorale, se è vero che essi devono comportarsi secondo la weberiana etica della responsabilità ed essere furbi come le volpi, come dice Machiavelli?
Ha senso, io credo, se assumiamo che il clientelismo italiano è assolutamente inefficiente ed improduttivo.
Se le figure cooptate tramite raccomandazioni o financo minacce fossero per lo meno sufficienti, forse lo scandalo non ci sarebbe.
Le statistiche di rendimento della PA ci segnalano, invece, delle performance negative che è opinione condivisa imputare alla scarsa qualità delle risorse in organico, assunte quando il ministro delle poste trasformava in postini tutti gli elettori del suo collegio.
La teoria economica della democrazia di Schumpeter e Downs ha ampiamente dimostrato che i sistemi politici occidentali ingenerano fenomeni noti come “cattura” e “rent-seeking”.
Il rapporto clientelare è un rapporto di mutuo beneficio apparente: il politico ingrossa il suo consenso o conserva la poltrona, il cliente ha una promozione od un nuovo lavoro. Peccato che questi benefici partigiani siano pagati con soldi pubblici e le scelte assunte non siano quasi mai quelle socialmente ottimali.
Per i cinici, quelle scelte ottimali potrebbero essere compiute solo se al posto di uomini normali ci fossero dei santi. Ma in “questa valle di lacrime” come aspettarsi di meglio?
In realtà, il realismo giustificazionista non coglie la particolarità della situazione italiana.
“La burocrazia non è un ostacolo della democrazia, ma ne è un inevitabile complemento”, diceva Schumpeter, con riferimento alle burocrazie gonfiate per fini elettorali. Chi oggi pone la questione morale, però, non è un utopista che vuole eliminare dal globo il clientelismo; vuole solo far funzionare meglio una PA disastrata.
Paradossalmente, il clientelismo ha segnato positivamente il passaggio dalla politica notabiliare post-unitaria a quella di massa, attraverso l’inclusione sociale di ceti che prima non accedevano a cariche elettive.
Ma quello che rende il sistema italiano ingiustificabile è il carattere chiuso del clientelismo e la sua sovrapposizione col familismo, come evidenziato già parecchi anni fa dal politologo Joseph La Palombara.
La casta agisce in modo autoreferenziale, impedendo ai soggetti posti al di fuori del sistema la possibilità di accedervi o di creare una competizione all’interno del sistema stesso. Le qualità del burocrate sono di tipo ascrittivo, non acquisitivo: egli non sarà mai in competizione con un altro raccomandato, magari migliore, favorendo così l’efficientazione del sistema.
I gruppi di potere, inoltre, assumono delle strategie claniche e financo endogamiche per chiudere l’accesso del sistema. Detto in soldoni, ciò significa che anche in America ci sono le famiglie di potere; il fatto è che in Italia ci sono solo le famiglie al potere. In America i raccomandati saranno anche scadenti: qui sono solo scadenti.
Ma come può un politico rinunciare a servirsi delle clientele senza accusare uno svantaggio competitivo?
Già; soprattutto a livello locale ed ad inizio carriera, rinunciare al clientelismo è rinunciare alla politica. Sarebbe necessario che i partiti facessero un grande patto, anche rinunciando a candidare certi “mister100milavoti”. Ma ci vorrebbe, anche, una magistratura diversa: glorificata da alcuni come la “grande igiene della politica”, che agisce per nettare il sistema, come non notare che interviene sempre alla fine di un processo che, invece, se “così fan tutti” è ab origine?
Il clientelismo in Italia è inaccettabile non perché sia solamente immorale: ma perché è assolutamente inefficiente.




























