Il Potere in America
Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 7, 2008
Da quando Robert Michels parlò di legge ferrea dell’oligarchia si è finalmente svelata la realtà delle moderne democrazie: a parole, governo del popolo, nei fatti governo di un’elite. L’indice di democraticità di un paese è dato, allora, non dall’assenza di oligarchie e gruppi d’interesse ma dal carattere inclusivo e dalla libera concorrenza fra gruppi che riescono ad accedere di volta in volta al potere.
La poliarchia, la libera competizione fra lobby aperte, è sempre stata l’essenza stessa della democrazia USA. Purtroppo questa nobile tradizione politica è stata interrotta con le ultime presidenze di Bush jr che hanno visto la totale egemonia dei neoconservatori.
I neocon, al di là della loro ideologia militarista, hanno due colpe principali: avere bloccato il carattere fluido del sistema USA con pratiche nepotistiche degne della peggiore italietta ed avere screditato quanto di buono aveva fatto la destra radicale o public choice che, a prescindere dalle proprie idee politiche, ha rappresentato l’anima della rivoluzione liberale degli anni 80; una rivoluzione con la quale anche la sinistra ha dovuto fare i conti.
Il programma di mandato della presidenza Bush, che è il programma neocon, elaborato dai think tank conservatori già ai tempi di Clinton, è il Project for the New American Century (PNAC), ampiamente diffuso dalla maggiore stampa americana e limpidamente consultabile sul web; ma forse non sempre letto con attenzione. Per capire le strategie dell’America di Bush basta andare alle fonti: www.newamericancentury.org.
Gli Stati Uniti sono un paese democratico ma non egualitarista. Le informazioni circolano in modo trasparente, apparentemente accessibile a tutti; in realtà la comunicazione politica avviene a due livelli.
Di massa ed esoterico. La comunicazione della Right Nation ha sfruttato quest’ultimo canale circolando nei salotti delle elites che contano. I neocon hanno esplicitato, quindi, la loro ideologia militarista con chiarezza; ma è la comunicazione di massa che spesso non ha colto lo spirito del disegno neoconservatore, concentrandosi su aspetti secondari, come la guerra preventiva, l’esportazione (forzata) della democrazia, la lotta al terrore.
Il cuore della politica del PNAC è che gli USA sono un impero; l’unica superpotenza dopo il collasso dell’URSS. E’ compito degli USA, allora, intervenire in ogni angolo del pianeta per contrastare tutte le minacce potenziali ed instaurare quella che, eufemisticamente, chiamano Pax Americana. Un sistema globale che sia favorevole agli interessi economici e strategici degli USA.
La pietra angolare di questa visione è stata l’Iraq. Già all’epoca di Bush padre, Bagdad era semplicemente un problema non risolto. La battaglia definitiva si doveva combattere in Asia, dove sono concentrate le risorse energetiche. Questo è quello che contava.
Il rapporto PNAC del 2000 chiaramente diceva che “mentre il conflitto irrisolto in Iraq fornisce un’immediata giustificazione (per la presenza militare USA) la necessità di una presenza sostanziale delle forze americane nel Golfo trascende la questione del regime di Saddam Hussein”.
Il lindore col quale questa realpolitik militarista ed aggressiva viene decantata è disarmante. Ed è ancora più spiazzante, leggendo i nomi che riporto in calce, capire che i neocon non influenzano il governo, sono il governo. Tutti i nomi fatti si riferiscono a persone che, quando non organiche al PNAC, hanno comunque sottoscritto o firmato documenti pubblici di indirizzo di governo promossi dal think tank. Altre figure meno importanti del PNAC sono omesse solo per agilità di consultazione.
Abbiamo cercato di ricostruire anche i rapporti fra gli attori di questo network. I rapporti colla grande industria del petrolio sono organici. Dalla lettura traspare, inoltre, che la lobby è blindata anche col ricorso a politiche parentali.
Questo è il potere USA, oggi. Un potere che ha perseguito obiettivi fallimentari a livello nazionale ed internazionale. Un sistema nepotistico che è un brusco risveglio dal sogno dell’età dell’innocenza per la Democrazia Americana.
- Bill Kristol: Fondatore del PNAC e del Weekly Standard di R. Murdoch; ha ricoperto cariche istituzionali sotto Reagan e Bush Sr.; è, inoltre, figlio di Irving, influente neocon
- John Podhoretz: Giornalista di Fox News e Weekly Standard; ha lavorato con Reagan e Bush Sr.; è, inoltre, figlio di Norman, influente neocon e membro diplomazia USA
- Donald Rumsfeld: Segetario della Difesa fino al 2006, quando si è dovuto dimettere per il fallimento della politica americana in Iraq
- Paul Wolfowitz: Vice segretario della Difesa, planner delle politiche americane in Iraq e presidente della World Bank, prima di essersi dimesso per l’accusa di aver favorito l’amante
- Dick Cheney: Fondatore del PNAC, vice-presidente USA e memembro del CdA della Halliburton, multinazionale texana del petrolio, con sede a Dubai ed interessi in Iraq; la Halliburton ha rilevato la Dresser, diretta dal nonno di Bush e dove ha lavorato anche il padre dell’attuale presidente USA
- Frederick Kagan: Firmatario PNAC, membro dell’America Enterprise Institute (dove lavora la moglie di Cheney), architetto della politica USA in Iraq. E’ fratello di Robert e figlio di Donald
- Robert Kagan: Professore, fondatore del PNAC, scrive per il Weekly Standard; è sposato con Victoria, ambasciatrice USA presso la NATO e consigliera di D. Cheney.
Alessio Postiglione
(pubblicato su Notizie Verdi del 15 07 07)


















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