Politiche

Biopotere, società, democrazia e conflitto

Quando la Chiesa sposava i gay

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 7, 2008

Fra l’esercizio più sfrenato della fantasia parlamentare nella composizione di acronimi, che fra PACS, DICO e CUS dovrebbero consentire, anche in Italia, l’unione civile per i gay, e le reprimende omofobe di molti conservatori, può essere interessante soffermarsi su una parte del dibattito rimasta un po’ all’ombra dei riflettori: il rapporto fra cristianesimo ed omosessualità. Nonostante si dia per scontato che la chiesa debba avere un rapporto inconciliabile con l’omosessualità, nella misura in cui il gay è accettato fin quando si astiene dagli “atti impuri” e pratica una vita casta, la cosa sembra essere più complicata e problematica di quanto non ci sembri a prima vista. C’è una folta schiera di studiosi e teologi che mette in discussione l’assunto che il cristianesimo debba condannare inappellabilmente l’amore gay. E lo fa anche dall’interno e all’interno della tradizione cristiana cattolica, lontano dagli eccessi laicisti dei gay più radicali che, a volte, sembrano stretti fra una rinuncia alla propria sessualità od alla propria affiliazione religiosa.

Non è un caso, inoltre, che questo dibattito sia in fase molto avanzata in America, paese tradizionalmente religioso, dove molti prelati accettano apertamente di parlare del rapporto controverso fra gay e teologia, senza per questo essere oggetto di sospensioni a divinis od altre pratiche censorie. Insomma, un po’ come in Italia si impartisce la comunione ai divorziati pure se non si dovrebbe, in quanto le esigenze della “base” sono lontane dalle speculazioni altissime della teologia ufficiale, così il dibattito, senza censure, verte su temi che, a prima vista, potrebbero far sobbalzare dalla sedia il lettore. Negli anni 90 John Boswell, rinomato professore di Yale ha addirittura sostenuto (nel libro The Marriage of Likeness: Same-Sex Union in Premodern Europe) che la chiesa delle origini officiasse le nozze gay. Ed una celebre coppia sono stati nientepopodimenoche i Santi Sergio e Bacco!

Senza la presunzione di ricostruire l’intero dibattito scientifico e storico e consci che le discussioni sono ancora in corso, è certo che alcune letture eterodosse delle sacre scritture ci trasmettono un nuovo rapporto fra cristianesimo ed omosessualità. La chiese stesse, infatti, avrebbero praticato atteggiamenti tolleranti in passato. Gli studi di Philippe Aries e Michel Foucault hanno già svelato come la morale sessuale più rigorosa in occidente sia un’acquisizione piuttosto recente.

E’ certo che il cristianesimo abbia assunto un atteggiamento critico nei riguardi dell’amore omosessuale anche in contrapposizione identitaria con un mondo pagano molto promiscuo. Le osservazioni che sono state fatte a riguardo sono molteplici. Ad esempio Gesù mai si è espresso contro l’omosessualità. Sono altre le fonti della tradizione cristiana che costruiscono una prospettiva di rigore contro le pratiche gay. Nella società veterotestamentaria il rapporto omosessuale sarebbe stato riprovevole né più né meno come lo spreco di seme effettuato durante l’autoerotismo e il coitus interruptus. Con riferimento al peccato di Onan, all’epoca, si riteneva che il seme contenesse un omino in miniatura e la donna fosse un semplice nido. Anche il racconto biblico sul quale si è costruito l’assunto dell’opposizione di Dio verso gli omosessuali scricchiola: stiamo parlando della storia della distruzione della città di Sodoma per mano di Dio. Vari studiosi delle sacre scritture hanno evidenziato come il peccato della città, che scatena l’ira divina, sia il venir meno all’obbligo sacro dell’ospitalità; i riferimenti circa l’omosessualità dei cittadini sono, invece, labili. Il termine tradizionalmente inteso come “violenza sodomita” che i cittadini di Sodoma avrebbero praticato agli ospiti di Lot per ritorsione non è accettato da tutti i linguisti.

Vale la pena soffermarci su San Paolo ed il suo ruolo giocato nella costruzione di categorie base della nostra tradizione teologica.

Nel Nuovo Testamento, San Paolo si scaglia contro le pratiche omosessuali dei Romani; sono definite contro natura; un’espressione che diventerà ricorrente nella storia della Chiesa. Su questa idea si sono costruiti gli assunti dell’omosessuale come perversione rispetto alla legge naturale e del gay-malato, la cui sessualità poteva essere medicalizzata al fine di una guarigione in chiave etero. Anche in questo caso la critica linguistica è foriera di sorprese. San Paolo utilizza in greco l’espressione para jusin; ma “contro” in greco si esprime meglio con kata. “Para” sembrerebbe significare, piuttosto, “oltre”. I rituali orgiastici-omosex dei latini sarebbero stati, allora, non contro la Natura, ma al di là della propria natura, nel compimento di un’azione riprovevole in quanto legata all’idolatria pagana. Insomma, la critica linguistica supporterebbe la tesi di Foucault per la quale solo dall’Ottocento in poi nasce l’omosessuale. Prima di allora esistevano solo atti omosessuali.

Boswell, inoltre, ha rintracciato, nel libro citato, casi di unioni gay. Come nel rito dell’adelphopoiesis, diffuso anticamente nel mondo ortodosso e slavo, ma non solo.

E’ ovvio che ci troviamo solo in una fase del dibattito. Ma fin quando si discute, c’è la possibilità di trovare una verità condivisa. Nonostante le certezze ostentate da alcuni nei dibattiti pubblici, rispettosi della posizione ufficiale del Vaticano, il rapporto fra cristianesimo ed omosessualità è ancora aperto e destinato a sorprenderci.

 

Alessio Postiglione

(pubblicato su Notizie Verdi del 17 07 07)

Lascia una Risposta

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>