La nuova Guerra Fredda?
Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 13, 2008
Cosa pensereste se il vostro vicino vi minacciasse di puntarvi una pistola alla tempia? Certo, avete ottimi rapporti commerciali con lui; ma la gravità del gesto resterebbe inalterata.
E’ questo quello che è successo fra l’Europa e la Russia. Come ritorsione contro i Paesi Ue che sembravano accettare l’ignominioso Scudo spaziale americano che prevedeva la realizzazione di basi missilistiche, per giunta, in Stati ex satelliti di Mosca; in quell’occasione Putin dichiarò che avrebbe puntato le sue armi contro l’Europa. E, all’epoca, la reazione diplomatica europea non fu molto veemente, in vero.
Il 2007 appena conclusosi è stato l’annus horribilis delle relazioni diplomatiche fra Russia, da un lato, e Ue e Stati Uniti, dall’altro. Eppure, mai come in questo momento dalla caduta del Muro in poi, Mosca ha goduto di tanto credito internazionale.
Grazie, si direbbe, alla politica spregiudicata dello Zar Putin; per ricapitolare, il presidente ha paragonato gli Usa al Terzo Reich, è stato accusato di aver cercato di portare avanti un attacco informatico alla Nato e ha portato fuori la Russia dall’Accordo Europeo sulle armi convenzionali. Fra i suoi “successi” annoveriamo le recenti elezioni truffa alla Duma, l’affaire Politkovskaya e le ritorsioni energetiche contro l’Ue: è facile comprendere, allora, perché l’editorialista dell’Economist Edward Lucas abbia deciso di intitolare il suo ultimo libro “La Nuova Guerra Fredda”.
Ciò non ostante, gli americani sembrano affascinati dal ritorno di questa Grande Russia imperiale. Il Time magazine ha appena nominato Putin la “Persona dell’anno 2007”, dedicandogli la famosa copertina che solo “grandi” come Gorbaciov, Kennedy e papa Giovanni Paolo II hanno avuto l’onore di ricevere. La Russia, secondo il settimanale statunitense, avrebbe ripreso possesso di un naturale ruolo internazionale, smarrito solo durante gli amari anni post crollo dell’Urss.
La presidenza Putin, deficitaria dal punto di vista democratico, è un successo per molti fattori. Dal 1990 l’economia russa è cresciuta al ritmo del 7% all’anno; il Paese ha estinto un debito pubblico che, all’indomani della caduta del Muro, ammontava a 200 miliardi di dollari. Dal 2003 anche gli stipendi degli operai sono più che raddoppiati.
Un successo, però, giocato strategicamente in opposizione agli interessi euroamericani.
Dopo l’implosione sovietica, l’Ue si era affrettata ad annientare geopoliticamente la Russia, mentre si diffondeva l’idea che il mondo assumeva un assetto unipolare incentrato sull’impero americano. L’appoggio Ue alle rivoluzioni rosa in Georgia e arancione in Ucraina erano destinate a disinnescare il potenziale energetico di Mosca, attraverso il quale, oggi, il Cremino riveste il ruolo di giocatore strategico.
Molti Paesi dell’ex Patto di Varsavia erano stati inizialmente assorbiti nell’influenza Ue, soprattutto attraverso accordi commerciali tedeschi che potevano prefigurare una sorta di nuova Drag nach Osten; un rapporto speciale Ue-Paesi dell’Est imperniato su Berlino. L’adesione di queste nuove nazioni alla Nato era stato il passaggio successivo. La nuova Russia di Putin ha invertito questo trend proiettando la propria longa manus dal Caucaso alle regioni turcofone ex sovietiche e riuscendo a stabilizzare uno scenario difficile, attraverso accordi spregiudicati con l’Iran, la Nord Corea e la Cina; il tutto sempre professandosi “sincera amica” degli States.
Ma il punto è – come ha dichiarato Henry Kissinger a Time – che Putin non ritiene fondamentale che questa Grande Russia faccia propri i valori e i principi democratici dell’Occidente. Egli vuole sedere al tavolo dei big della Terra in una condizione di parità. Anzi, probabilmente, ricerca una posizione di uguaglianza con gli Usa e anche di superiorità rispetto all’Ue. E’ un passaggio interessante. L’identità russa si è sempre giocata su questo doppi crinale Occidente-Oriente. Mosca era la Terza Roma e, anche l’esperienza leninista, ha rappresentato l’applicazione di una delle ideologie filosofiche ed economiche più affascinanti prodotte dall’Occidente. Ma il capitalismo russo attuale non è solo un altro modello occidentale. E’ un perverso sistema politico e sociale che si giustifica grazie ai risultati economici; ma con un’allarmante compressione dei diritti civili.
Quel che è certo è che le decisioni principali globali ora vanno assunte con l’avallo di Mosca: dal Kosovo all’Iran, dal Venezuela alla Cina.
Alessio Postiglione (Notizie Verdi)

















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