Grillo e lo sdegno di bramini

Dal V-Day si sono susseguiti interminabili i commenti su Grillo ed il grillismo. Ritorno nuovamente sull’argomento, ma partendo da un altro punto di vista. Anche se non si parla più di Grillo in particolare, il comico genovese è diventato il riferimento metacontestuale che aleggia in parlamento, identificato con l’antipolitica. “Attenzione all’antipolitica”, “non cadiamo nell’Antipolitica”, “gli antidoti per l’antipolitica” e via dicendo. Si è abbandonato il campo della discettazione delle idee di Grillo; egli è l’epitome dell’antipolitica e questa identità è certa, aproblematica e reiterata. La gravità dell’accusa è rivelata dall’etimologia; l’anti politico (polis) è qualcosa che è  contra cives, cioè incivile. Contro la barbarie dell’inciviltà – non solo politica –, tuona la crema del giornalismo! Sono rimasto stupito di quali e quanti canuti maitre a pensèe si siano lanciati nella requisitoria anti Grillo.

La sussunzione del comico con l’inciviltà, infatti, non è partita dal ceto politico – più preoccupato di edulcorare la realtà della propria condizione di privilegiati, chiamando in causa gli altri privilegiati che, in una società corporativa come quella italiana, ovviamente, non mancano - ma dagli intellettuali e dai giornalisti, custodi dell’ortodossia.

E’ la casta dei bramini legittimati ad esprimere giudizi politici legittimi che è scesa in campo.  E ora giungo al cuore della mia riflessione. Pierre Bourdieu, nel celebre “La Distinzione” rileva che “il campo di produzione ideologica [è] un universo relativamente autonomo in cui, nella concorrenza e nel conflitto, si elabora […] il campo del politicamente pensabile o, se preferiamo, la problematica politica legittima. […]. La competenza politica legittima [è] una capacità indisgiungibile da un senso più o meno forte di essere competente, nel senso vero della parola, cioè socialmente riconosciuto come abilitato ad occuparsi degli affari politici, ad esprimere un’opinione su di essi”.

Grillo non si è limitato a sbeffeggiare gli eccessi dei partiti, ma ha posto in risalto il rapporto fra sistema partitico e sistema dell’informazione nella costruzione di un consenso sociale che rende accettabile il deprecabile stato delle cose richiamato dalla Casta di Rizzo e Stella. I giornalisti dei grandi e rispettati mezzi d’informazione non potevano tollerare questa invasione di campo da chi non è socialmente legittimato ad esprimere giudizi politici: un comico, un saltinbanco, un buffone. Quale infamia!  Lo status quo, infatti, si conserva non tanto con la concentrazione del potere economico nelle mani di un’elite ma, soprattutto, col monopolio del sapere; sapere è potere, d’altronde. Benedetto Croce e Max Weber lodavano il carattere democratico e rivoluzionario del protestantesimo proprio perché spezzava il monopolio dell’interpretazione delle Scritture da parte della Chiesa Cattolica. Ma questo monopolio - secolare - è riesumato dagli intellettuali, moderni chierici. Lì è lo scandalo. L’attacco di Grillo, infatti, è un attacco che si è costituito al di fuori dei luoghi tradizionali di costruzione di senso politico: i blog, internet, un habitat liquido dove l’informazione è fatta da giornalisti non professionisti, o da piccoli operatori dell’informazione ai margini del sistema legittimo.

E’ rivelatore come la grande stampa marchi il comico genovese come antipolitico, mentre il web o i piccoli giornali l’abbiano appoggiato. Così come l’appoggiano giornalisti free lance al di fuori di questo universo legittimo come Travaglio o Gomez. Naturalmente mi è completamente aliena l’idea di liquidare il sistema legittimo d’informazione come funzionale alla casta. Ma credo che Grillo sia stata un’occasione perduta. Sulla quale i grandi mezzi d’informazione è bene che riflettano; per il bene della democrazia. E’ triste questo clima di sfiducia che si respira oggi in Italia. E se la sfiducia dovesse investire la grande stampa, stante la crisi del giornalismo cartaceo, ho la sensazione che i custodi dell’ortodossia si dovranno semplicemente limitare a commentare i dvd allegati ai giornali, piuttosto che pontificare sui massimi sistemi.

 

Alessio Postiglione

(pubblicato su Notizie Verdi)

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