Politiche

Biopotere, società, democrazia e conflitto

Iran-Russia. Alleanza stabile?

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 17, 2008

Putin a Tehran. Un’attesa durata 40 anni ed anticipata dalle terribili notizie che il leader russo avrebbe rischiato un attentato. Ma l’incontro s’è fatto; e non poteva essere altrimenti. Due attori strategici fondamentali nello scacchiere asiatico e sulla scena globale, grazie ad un patrimonio energetico invidiabile, capace di essere “pesato” su ogni bilancia diplomatica, sia per l’UE che per l’ONU.

La Russia e l’Iran condividono anche l’infelice condizione di essere due sistemi sociopolitici instabili, con evidenti deficit di democrazia. I due paesi si dichiarano amici; ma è la loro alleanza veramente stabile? La storia ci dice di no.

L’ultimo leader del Cremlino a giungere in Persia fu Leonid Brezhnev, nel 1963. Allora i due Stati erano rivali. Troppi interessi in conflitto, lungo il cordone degli Stati cuscinetto turcofoni satelliti di Mosca e l’Afganistan. L’antagonismo fra i due Paesi risale all’Ottocento. A quell’epoca le truppe zariste combattevano i persiani per sloggiare la loro influenza dal Caucaso. La Russia si alleò, poi, con l’Inghilterra per cercare di assoggettare la Persia ai propri interessi coloniali. Le due potenze europee, durante la II Guerra Mondiale, invasero l’Iran per impossessarsi del petrolio. L’URSS ha cercato lungamente di instaurarvi uno stato fantoccio ed ancora in occasione della guerra Iran-Iraq aiutò Saddam.

Ma oggi è tutto diverso. Mosca appoggia il programma nucleare iraniano ed ha estensivamente utilizzato il proprio potere di veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per bloccare qualsiasi risoluzione utile contro Tehran.

I due paesi condividono molti interessi; innanzitutto sarebbero entrambe nazioni asiatiche, come ha sottolineato Ahmadinejad per rinsaldare simbolicamente l’alleanza. La doppia natura euroasiatica della Russia è la sua croce e delizia. Asiaticità rinfacciata dalle potenze europee antirusse, mentre l’elites di Mosca hanno sempre esaltato il carattere occidentale e bizantino (la III Roma) della propria cultura. Tehran e Mosca, indubbiamente, sono contro il potere unipolare degli USA. Va detto, tra l’altro, che è proprio l’embargo statunitense ad aver spinto i capitali persiani a Mosca.

Russe sono le aziende che forniscono armi, aerei civili e che hanno costruito la centrale di Bushehr.

Ma il futuro è incerto; il Presidente russo è stato messo all’angolo da Sarkozy nel loro ultimo incontro bilaterale. Il Capo di Stato francese ha espresso una posizione di grande rigore e severità verso il programma nucleare iraniano che lo stesso Putin – abituato a minacciare di puntare missili contro l’Europa, nel caso dello Scudo Spaziale – non s’aspettava. Una vittoria importante per l’Eliseo che si inserisce in un cambiamento diplomatico verso Mosca che dalle pagine di Notizie Verdi già avevamo auspicato. Ciò significa che Putin potrebbe sganciarsi dalla Cina, assolutamente contro le sanzioni all’Iran, qualora gli ispettori dell’IAEA (l’agenzia atomica delle Nazioni Unite) reportassero negativamente al Palazzo di Vetro circa la collaborazione di Tehran con gli ispettori.

A quel punto USA ed UE lancerebbero il terzo round di sanzioni, ancora più dure, e Putin potrebbe cedere. Forse, proprio per evitare di essere stretto fra due fuochi, il Presidente Russo può giocare il ruolo decisivo per far sgonfiare le tensioni fra Iran ed Occidente.

 

Alessio Postiglione

pubblicato su Notizie Verdi del 18/10/2007

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