Politiche

Biopotere, società, democrazia e conflitto

La Commissione frena la Turchia

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 17, 2008

Martedì, il Commissario all’Allargamento dell’Unione Europea Olli Rehn ha dichiarato che gli accession talk con la Turchia potrebbero fermarsi nuovamente. La UE giudica l’articolo 301 del codice penale di Ankara, che criminalizza gli insulti all’identità nazionale turca, contrario all’acquis communautaire, cioè a quella serie di principi ai quali gli Stati che vogliono far parte dell’Unione debbono conformarsi. Un altro stop, l’ultimo di molti. Difatti dall’ottobre del 2005, quando iniziò la negoziazione d’accesso per la Turchia nella UE, il processo di ingresso ha subìto diverse interruzioni: e sono ancora sotto valutazione dei Commissari 8 Capitoli dei 35 sui quali ci deve essere un accordo UE-Stato Candidato affinchè l’ingresso possa perfezionarsi.

Le dichiarazioni alla stampa del Commissario, infatti, sottolineano come l’articolo sia stato alla base del processo che è stato fatto in Turchia al grande scrittore premio Nobel Orhan Pamuk. In pratica, l’articolo 301 è tristemente servito per promuovere l’azione penale contro dissidenti ed intellettuali avversi ai Governi di Ankara. A fare da sfondo, però, sia alla vicenda di Pamuk che alle altre perplessità occidentali antiturche è sempre, più spesso, la triste e negata storia del genocidio armeno, non riconosciuto dal Governo turco. In realtà, il Presidente Abdullah Gul ha più volte sottolineato che il processo al Premio Nobel non si è basato su questa norma. Gul, comunque, ha dichiarato al Financial Times che, pur di entrare in Europa, è sicuramente favorevole che il Parlamento modifichi la norma contestata. Ma tace, per ora, sulla querelle armena o su quella – seppur differente – curda.

La sensazione è, tuttavia, che nel dialogo UE-Turchia il confronto non sia trasparente e sereno.

Ankara sicuramente non è un Paese virtuoso sul fronte dei diritti umani. Eppure quasi tutti gli Stati Occidentali sono dotati di una serie di norme quali “il vilipendio delle Istituzioni o della Bandiera”; leggi penali legate a quelle politiche di sacralizzazione del Potere Politico intraprese nell’Ottocento nell’ambito del processo di “nazionalizzazione delle masse”, durante il quale, “dopo aver fatto l’Italia”, fu necessario fare gli Italiani; ovvero connotare simbolicamente lo Stato, attraverso la costruzione dello Stato-Nazione. Eppure la norma è contestata solo alla Turchia. Ugualmente pretestuose sembrano le dichiarazioni di vari Parlamenti, come quello francese, riguardo il genocidio armeno. La verità è che la Francia è assolutamente contraria all’ingresso della Turchia in Europa. Sarkozy ha proposto che gli accession talk con Ankara siano sottoposti al parere di “un comitato di saggi” e non è un mistero che vuole istituire questo panel per frenare l’integrazione. Da questo punto di vista, posto che la Turchia è sempre stato un fedele alleato NATO e degli USA, ma che proprio Sarkozy ha cambiato radicalmente la politica estera francese nei riguardi del gigante americano, le mosse dell’Eliseo sono, ora, legate ad una sorta di politica dell’equilibrio con la Germania che ha attratto nella sua sfera di influenza molti Paesi dell’Est ed anche Ankara.

Le perplessità dell’Unione, quindi, rispondono più ad interessi geopolitici francesi che a solenni e fumosi valori. La UE, fino ad oggi, ogni volta che ha potuto colpire un nervo scoperto turco, lo ha fatto. Recentemente, infatti, ha posto nuovamente la questione del divieto di approdo, navigazione e sorvolo di navi ed aerei ciprioti nello spazio e nelle acque territoriali turche. Ma anche Ankara dovrebbe optare per una maggiore chiarezza: se è facile “pizzicare” la Turchia è perché il Paese non ha ancoro sciolto dei nodi legati al proprio passato. Perché non risolvere, ad esempio, definitivamente il problema del genocidio turco?

 

Alessio Postiglione

pubblicato su Notizie Verdi del 7-11-07

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