Polarizzazione ed ideologie. Cosa genera ingovernabilità.

Nella falsificazione dei fatti che accompagna i tentativi del PD di imputare agli altri l’imperfetto funzionamento del governo Prodi, un ruolo principale gioca il mantra delle coalizioni eterogenee. O meglio, l’individuazione di quei soggetti dell’Unione portatori di valori altri ed eterodossi rispetto all’ortodossia, all’intrinseca capacità dei DS di consentire la governabilità. Un’individuazione falsa e sbagliata, a quanto pare. Il depositario di questi valori irriducibili alla governabilità, secondo gli interpreti di questa ideologia, è la Sinistra, poi confluita nella Sinistra Arcobaleno. Tutti coloro i quali, alla sinistra dei DS, avevano assunto un ruolo critico di certe scelte, sono stati bollati nei modi più svariati: massimalisti, radicali, movimentisti, ambientalisti del no. La cosa più paradossale è che molti di quei media sostenitori del progetto coagulatosi attorno al PD hanno, in quest’ultima legislatura, più volte sottolineato come la sinistra abbia “ingoiato grossi rospi” e dimostrato “senso di responsabilità”; salvo poi, per legittimare la novella purezza e verginità di Veltroni, riprendere a strombazzare la litania dei comunisti irriducibili, colpevoli dell’eterogeneità della coalizione Prodi.

Forse, vale la pena fare un po’ il punto della situazione. Il governo Prodi è caduto per il fuoco amico dei moderati, non della sinistra. E se non fosse caduto per mano di Mastella, ci avrebbe pensato Dini. E sia Dini che Mastella hanno una comune identità moderata e provengono dallo stesso milieu sociale. E’ indubbio che la polarizzazione ideologica ingeneri ingovernabilità. Diversi politologi come Duverger e Sartori hanno imputato alla polarizzazione ideologica dei partiti l’involuzione del sistema politico: multipartitismo polarizzato, palude centrista, multipartitismo non competitivo: qualunque fosse l’eziologia sempre quella era la patologia. Peccato che la sinistra dell’Unione non fosse formata da quelli che tecnicamente si chiamano partiti antisistema. Dipingere Bertinotti o Pecoraro come degli estremisti di Democrazia Proletaria è ridicolo, prima che falso.

Il mantra della irriducibilità delle ideologie, quindi, è esso stesso un’ideologia. Si tratta, poi, anche di una boutade infelice per chi ha una certa sensibilità democratica. La politica dovrebbe essere luogo di confronto e composizione di idee ed interessi, piuttosto che uno spazio tecnico in cui è legittimata ad operare solo l’ortodossia efficientista che ordina il caos della realtà impartendo ordini; che devono essere eseguiti, non discussi, pena bollare come ideologi rivoluzionari gli altri. Insomma, in Democrazia non dovrebbero esserci idee inconciliabili. Ma la questione, evidentemente, è un’altra. Ci si nasconde dietro la polarizzazione ideologica che allontana la Sinistra Arcobaleno dal PD, che potrebbe essere una risorsa in più, quella del confronto: ma non si vede la polarizzazione degli interessi che è ancora dentro il PD e potrebbe essere la causa di altre paralisi della governabilità. Gli interessi di Dini e Mastella sono ancora lì; si sovrappongono a quelli di Calearo. Saranno conciliabili con la sinistra del PD? Il PD nasce perché l’Unione è andata male, non perché il Paese vuole il nuovismo e Veltroni è il nuovo unto del Signore. Si imputa a Bertinotti e soci di essere la causa dell’eterogeneità. Ma il governo Prodi è caduto sull’inconciliabilità degli interessi moderati; non sull’irriducibilità dei valori con la Sinistra Arcobaleno.

Alessio Postiglione

(pubblicato su Notizie Verdi del 27 marzo 0 8)

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