Politiche

Biopotere, società, democrazia e conflitto

Il bon ton è finito

Pubblicato da brasseriefoucault su Aprile 4, 2008

Per un po’ di tempo aveva resistito. E’ sicuramente stato difficile per Berlusconi porre un freno inibitorio alla sua natura straripante, istrionica, aggressiva, e scevra da ogni preoccupazione di ordine formale, da cortesia e misura. Eppure ce l’aveva fatta: interrompendo l’infinito rosario di battute infelici, maschiliste o volgari seguito dalle imbarazzanti smentite. Tanto si sa…è la stampa che è comunista.

Ma l’uomo è fatto così: il suo popolo, che canta “meno male che Silvio c’è”, come nell’ultima composizione dei maestri al servizio del Nostro, lo amano così per quello che è, un po’ guascone e un po’ Alavaro Vitali. Ma, alla fine ha ceduto. Da un forum del Tempo, il Cavaliere ha precisato: “Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un Capo dello Stato che sta dall’altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi”. Alla faccia del rispetto per le Istituzioni. Il Nostro è sempre stato allergico al bon ton istituzionale; si tratta di “lacciuoli stalinisti”, non di pesi e contrappesi montesquieani, ma di vecchi ed imbolsiti pastrocchi liberticidi. D’altronde l’ethos giovanilistico di Berlusconi l’ha addirittura portato, l’altro giorno, ad una convention dell’alleato partito dei pensionati, a canzonare il climaterio delle militanti che, il più delle volte, sono anche più giovani di lui. Ma lui è giovane e bello; si sa.

Il Cavaliere ha scatenato un vero e proprio incidente istituzionale. Napolitano è dovuto, infatti, intervenire severamente: “La presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di garanzia senza mai sottoporre ad interferenze improprie le decisioni di alcun governo. E considera grave che le si possano attribuire pregiudizi ostili nei confronti di qualsiasi parte politica”. Ovviamente è partita la rettifica del Pdl; ma la frittata era oramai fatta.

Infatti il Nostro non è nuovo a queste boutade: nel pantheon berlusconiano le toghe sono rosse, il CSM comunista, la Corte Costituzionale bolscevica e i parlamentari UE dei kapò. D’altronde le istituzioni vengono fagocitate dal Nostro che preferisce fare i brunch con Putin e Bush ad Arcore e Villa Certosa, piuttosto che nelle più pompose e noiose sedi ufficiali.

Allo stesso modo è svanito, ahinoi, il clima civile e di confronto che fino ad oggi si era riaffermato fra Berlusconi e Veltroni. Speravamo di esserci lasciati alle spalle le campagne elettorali strombazzate a suon di Comunisti! e Stalinisti! Nella conferenza stampa dell’altro giorno su Raidue, Berlusconi ha optato per una piccola variazione sul tema. Il Pd è stato bollato per “gli atteggiamenti marxisti”. Cosa questo significasse nella mente dell’astuto cultore della filosofia tedesca che si cela nel Nostro, non è chiaro. Di sicuro né Padoa Schioppa né Bertinotti, per opposte ragioni, sono d’accordo. Mentre Engels si rigira nella tomba.

Magistrale, poi, il saluto fatto a Giuliana Del Bufalo, la conduttrice della trasmissione, prontamente ridefinita “domandatrice”, al fine di dissipare ogni dubbio sulla natura del suo status professionale, giacchè nel dizionario del Cavaliere la qualifica di giornalista l’avrebbe assimilata ai menscevichi.

Un bella carezza sulla guancia. Il Nostro, si sa, è un latin lover. Non può interagire con nessuna donna senza farsi scappare un sorriso seduttore, uno sguardo sornione, una mossa giaguara.

E’ fatto così. Se non ci fosse, gli stereotipi sugli italiani decadrebbero d’un botto.

Alessio Postiglione
(pubblicato su Notizie Verdi)

 

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