Politiche

Biopotere, società, democrazia e conflitto

Rettificopoli

Pubblicato da brasseriefoucault su Aprile 4, 2008

Mi annoia incredibilmente rilevare gli scivoloni del Pd. Per due motivi: non mi piace che la Sinistra Arcobaleno, o persone ovviamente contigue se non organiche ad essa come i giornalisti di Notizie Verdi, sparino cartucce contro “i cugini” ed inscenino il teatrino dei “fratelli coltelli”. In second’ordine, non voglio sembrare un manicheo interprete dei valori di sinistra. Se il Pd, con il suo pantheon di antisindacalisti, nuclearisti, omofobici, si vuole definire di Centro-Sinistra, lo faccia pure. Ma a tutto c’è un limite: e, anche questa volta, devo abbandonarmi all’impulso di dire la mia sul partito di Veltroni.

D’altronde è ovvio che il Pd faccia campagna elettorale anche puntando al bacino elettorale della Sinistra Arcobaleno: e se per loro ogni occasione è buona per dipingere la sinistra come l’adunata nostalgica degli “ambientalisti del no”, almeno io mi limiterò a commentare solo quelle prassi che segnano un’ulteriore avvicinamento alle logiche d’azione politiche di tipo centrista.
L’ultima cattiva abitudine importata dal Pd è la rettifica continua. Un’arte nella quale era fin’ora maestro Silvio Berlusconi. “Mia moglie vada con Rasmussen, invece che con Cacciari”?, avete capito male. “Le veline servono per quelle cose lì”?, idem. “Le precarie si sposino mio figlio”?, si, avete ancora una volta capito male. Non è un caso, poi, che tutte le gaffe del popolo della libertà cadano sempre su questioni sensibili inerenti i diritti civili e delle minoranze. Ciò capita quando si vuole camuffare una cultura triviale ed arcaica per nuovo liberalismo. Ed ecco, quindi, che il filotto continua a suon di “niente omosessuali ostentati nelle scuole”, “facciamo pascere i porci dove nasceranno le moschee” e via dicendo. Anche se, vale la pena rimarcarlo, Fini di gaffe ne ha fatte poche e ha, poi, veramente cambiato registro. Ora le gaffe si diffondono anche fra il Pd. E’ ovvio. Più che di partito si tratta, oramai, di un comitato elettorale: e dentro tutti! Come l’arca di Noè, ci devono stare tutte le specie: non provenienti dal partito, non politici di professione, ma soprattutto soggetti con idee diverse – non complementari – in nome del mantra veltroniano del “ma anche”. Soggetti, quindi, ad alto rischio gaffe.

Come il generale Mauro Del Vecchio. Un vulcano in piena in tema di dichiarazioni politically uncorrect: “I gay nell’esercito sono inadatti”, “Creiamo case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all’estero”, “Consentiamo ai giovani di 16 anni di entrare volontari nell’esercito anche se solo per missioni di pace”. Ed infine, a mio personale parere, la cosa più grave: “Episodi di nonnismo soft fanno parte della vita dell’esercito e sono tutto sommato educativi, non lasciano l’amaro in bocca”. Facciamo un po’ di chiarezza su queste sciocchezze: tutti i Paesi democratici, ovviamente, permettono ai gay di servire nell’esercito.
Quelli che proibiscono di arruolare omosessuali sono Cina, Iran, Nord Corea, Filippine…insomma, non proprio l’eccellenza dei sistemi democratici. In America, invece, vige una strana legge, fra l’altro molto discussa, detta Don’t ask, don’t tell. In pratica, a chi a serve nell’esercito è fatto divieto di parlare ed esplicitare i propri gusti sessuali: il paradosso è che questa norma, sicuramente illiberale, è stata promossa da Clinton per risolvere il problema dei blanket party, un bel rito nonnista in base al quale i gay venivano incappucciati e mazzolati, fino al punto di morire. Ci sono stati molti casi di decessi nelle caserme, infatti. Il governo americano, incapace di estirpare il nonnismo, ha pensato bene di utilizzare questo escamotage.
Ma mentre le Democrazie vanno verso la piena estensione dei diritti civili, USA inclusi, i parlamentari del Pd fanno “un grande balzo all’indietro”.
Che altro dire, poi, dell’idea di fare i bordelli nelle caserme. Come se nel principio giuridico dell’extraterritorialità delle basi italiane all’estero potesse convivere una deroga alle leggi del nostro parlamento. De Mauro dovrebbe aver sostenuto illo tempore un esame di diritto pubblico: o il parlamento cambia, in patria(!), la legge Merlin, oppure…che i militari focosi si arrangino: consci che – nei Paesi dove la prostituzione è reato – chi va con le prostitute può incorrere in vari problemi penali e trascinare la Nazione in un caso diplomatico.
Ovviamente, dopo, queste improvvide boutade, sono arrivate le smentite del generale. “Ho evidentemente peccato di inesperienza politica”. Bene. Dopo la pubblica dichiarazione di “inesperienza politica” di Marianna Madia, anche questa poi smentita, cosa devono ritenere gli elettori? Che i parlamentari del Pd o dicono castronerie per stupidità o perché sono inesperti? E, nell’uno e nell’altro caso, sorge spontanea la domanda: e allora perché candidarli?

Alessio Postiglione
(Pubblicato su Notizie Verdi)

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