Turchia: la revisione degli hadith
Pubblicato da brasseriefoucault su Aprile 7, 2008
E’ una proprietà intrinseca delle religioni o di alcune di esse essere sessiste? Il dibattito è lungo e complesso ma gli studi storici delle religioni lasciano supporre che ci sia un reliquato sessista dovuto alle epoche remote in cui le religioni si sono istituzionalizzate, durante il quale il gentil sesso non godeva di molto favore. Tralasciamo per ora le critiche delle femministe che sono indubbiamente sicure di questa misoginia, il problema dell’adattamento delle religioni alla contemporaneità, relativamente ad una serie di discorsi che sottintendano un universo antropocentrico, viene posto dall’interno delle istituzioni “guardiane della fede” con una certa ciclicità.
Infatti, ogni nuova pubblicazione della Bibbia si accompagna ad una attenta operazione di revisione, forse non sempre filologica, ma anche volta ad aggiornare le parole ai tempi. Si pensi a certi passaggi “dubbi” come la famosa maledizione della Genesi “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli” rivolta alla donna al momento della cacciata dall’Eden, e che sembrava stabilire un precetto per il quale l’epidurale è immorale. Proprio questo passaggio si presenta parecchio scomodo e politically incorrect. Di fatti prosegue “et sub viri potestate eris: et ipse dominabitur tui”. La traduzione si è trasformata, ad esempio, da “e sarai sotto la podestà del marito, ed ei ti dominerà” (1778, Bibbia Monsignor Martini) a “Verso tuo marito ti spingerà la tua passione, ma egli vorrà dominare su te” (1978), che è cosa ben diversa.
Un fenomeno simile ed altrettanto interessante – anche se nel mondo islamico non c’è un’autorità centrale che ha il monopolio dell’interpretazione – sta avvenendo in Turchia.
Sta, infatti, per vedere la luce un progetto di revisione durato ben tre anni degli hadith: si tratta di una serie di commentari su parole e atti di Mohammed. Gli hadith, che si potrebbero tradurre con tradizione o narrazione, costituiscono quella parte di leggi islamiche “interpretate” da studiosi e teologi, là dove la fonte principale è il Corano, che pur essendo “la parola del Profeta”, ispirata da Dio, non è sempre chiara e lascia, ovviamente, qualche lacuna.
Il progetto di revisione, che in Turchia ha visto l’endorsement della Diyanet, l’organo di Stato che si occupa di affari religiosi, ha l’obiettivo, non dichiarato ma ovvio, di epurare tutti quei passaggi che offrono una giustificazione all’oppressione della donna; e che si esprime, così, nella sharia.
Gran parte della sharia, infatti, si basa sugli hadith e non sul Corano, così come proprio il precetto di lapidare l’adultera trova giustificazione in questa raccolta di commentari che incominciò a delinearsi circa due secoli dopo la morte di Maometto. L’obiettivo del governo turco, ovviamente, è così favorire quella modernizzazione dell’Islam turco in modo da conformarsi all’acquis comunitario. Per la coppia Erdogan-Gul ciò equivarrebbe ad un realista colpo al cerchio ed uno alla botte. Dopo le polemiche sollevate fra i laici in seguito alla querelle sul velo islamico, che il nuovo governo islamo-moderato ha liberalizzato intaccando la proverbiale severità laica della Turchia di Ataturk, il governo spingerebbe l’islam ad una modernizzazione, forse, anche un po’ coatta.
D’altronde l’ultima revisione degli hadith risaliva proprio al 1923, quando la Repubblica Turca fu fondata da Mustafa Kemal.
Anche se Dio è Logos, a volte, le parole si possono cambiare. Please, don’t let them be misunderstood.
Alessio Postiglione
(pubblicato su Notizie Verdi)




























