La sfiducia dei cittadini USA nelle politiche di sicurezza di Bush

La stragrande maggioranza degli osservatori concordano su un punto. L’obiettivo della Sicurezza Nazionale, sulla quale Bush jr ha costruito la sua fortuna politica, è stato ampiamente mancato dall’attuale governo americano. Possiamo affermare senza paura di essere smentiti che tutte le politiche militari statunitensi dell’attuale amministrazione siano state un fallimento. D’altronde Jeremy Rifkin ha recentemente fatto i conti sulla guerra in Iraq, svelando le colossali cifre buttate dal governo. Ma per quanto costosa ed immorale, la guerra avrebbe potuto avere un senso, almeno per i cittadini americani, se avesse garantito un rafforzamento della Sicurezza Nazionale. La Patria è ben difesa, in qualsiasi modo la si difenda, chiosava Machiavelli. Ma, anche qua, i machiavellici neocon mentori delle politiche di Bush, hanno toppato. I realisti sostenitori della teoria per la quale le democrazia si potrebbe esportare manu militari non sono mai domi, però. Il loro pallino ha un nome e cognome: David Petraeus. Bush, dopo aver registrato incredibili insuccessi nel tentativo di stabilizzare il Medioriente con le strategie fin a quel momento implementate, il gennaio dell’anno scorso decide di cambiare tutto. S’erano da poco concluse le elezioni di midterm che la leader democratica Nancy Pelosi aveva definito un “referendum sull’Iraq”: una sonora sconfitta per i Repubblicani. Era chiaro che il Paese voleva ritirarsi dall’Iraq. George W. Bush pensò bene che il fallimento della strategia militare americana non era legata al fatto che c’erano troppi americani nell’area, ma troppo pochi. Ed ecco che dava il ben servito al generale George Casey ed incardinava David Petraeus. Effettivamente, si trattava di un’altra musica. Mentre Casey e i suoi uomini erano completamente all’oscuro dei problemi ambientali - in pratica si trattava di militari tout court che ignoravano tutto della scena irachena e sparavano qualsiasi cosa si muovesse come in un film di Tarantino - Petraeus è un plurilaureato alfabettizato anche su problematiche di tipo sociale ed antropologico. Ciò non di meno, in soldoni, quella che è stata definita variamente “dottrina Petraeus” o “surge” era un aumento quantitativo, anche se qualitativo, delle truppe. Mentre i Repubblicani gongolavano incensando la sensibilità da orientalista del nuovo generale, infuriavano le polemiche.
La Casa Bianca e il generale stesso producevano report che evidenziavano una riduzione nelle perdite umane ed un aumento della sicurezza, mentre stampa, indipendenti e Democratici dicevano che si trattava di fandonie, dati manipolati, cherry picking. Con il surge, Bush sperava di raccogliere qualche risultato, anche solo un nuovo sostegno da parte dell’opinione pubblica americana alle strategie militari in atto. La verità viene fuori ora con l’uscita dell’ultimo report Confidence in U.S. Foreign Policy Index (CFPI) elaborato da Public Agenda e dalla Ford Foundation. Il lavoro copre ogni aspetto della politica estera statunitense ed ha messo a punto degli indici in grado di restituirci gli “indicatori d’ansia” degli elettori in modo da tracciare le opinioni dei cittadini riguardo i temi chiave, a partire dal senso di sicurezza e dalla valutazione dell’azione governativa. Per Bush è una bocciatura. Gli americani avvertono un crescente senso di insicurezza nazionale e nutrono una crescente sfiducia verso tutti i tipi di azioni militari in Iraq, siano esse soft, come nel caso del surge, o hard, come quelle neocon precedenti.
“Il Congresso e l’Amministrazione sembrano essere isolati dal pubblico”, nota Daniel Yankelovich di Public Agenda (Fonte: Public Agenda). Il CFPI dimostra che un possibile effetto Petraeus su un cambio di valutazione da parte dell’opinione pubblica riguardo la presenza americana in Iraq è minimo, se non nullo. Ma i bocconi amari per Bush non finiscono qua. Il senso di insicurezza cresce anche per la sfiducia degli elettori verso altre policies, tradizionalmente considerate “repubblicane”, clamorosamente toppate dal Presidente: come quelle concernenti un maggiore rigore sull’immigrazione clandestina, la riduzione della dipendenza energetica e financo il “military edge”, che significa investimenti e ricerca nel settore militare.
Le poll dicono che due terzi degli americani si vogliono ritirare dall’Iraq, di cui il 48 per cento entro un anno e il 19 per cento subito. Il 60 per cento non crede che la sicurezza nazionale dipenda da come vadano le cose in Iraq ed il 52 per cento è convinto assolutamente che il governo abbia mentito su tutta la linea.
La dottrina Petraeus è servita.

Alessio Postiglione
(Pubblicato su Notizie Verdi)

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