Politiche

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Archivio per Giugno 2008

Mar Cinese Merdidionale. Accordo Tokyo-Pechino?

Pubblicato da brasseriefoucault su Giugno 26, 2008

La storia delle relazioni fra Cina e Giappone è sempre stata burrascosa. Da quando il Giappone rilevò il posto di attore principale nell’area, si sono succeduti una serie di episodi che hanno assunto raramente la forma dello screzio banale e più frequentemente quella della brutale violenza.

Il punto più alto della tensione è sicuramente legato all’occupazione nipponica della Cina e alle atrocità commesse dagli occupanti, come quelle tristemente famose del Massacro di Nanking. In quella occasione, nel 1937, le truppe giapponesi si lanciarono in una serie di crudeli violenze a danno dei civili della città di Nanjing, ricorrendo in modo sistematico agli stupri che venivano comminati a migliaia al giorno, strappando – secondo quanto emerse dalla testimonianza rilasciate al Processo di Tokyo, che in Asia svolse il ruolo ricoperto in Europa dal Processo di Norimberga – finanche le bambine dalle braccia dei genitori.
Il Massacro di Nanking ha subito ricoperto un ruolo simbolico molto forte: è diventato una specie di Olocausto fondativo del nazionalismo cinese mentre, di convesso, ha trovato in Giappone una folta schiera di negazionisti che ne hanno fortemente limitato la portata. L’eco del caso ha dispiegato i suoi biliosi effetti fino al 1997 con il caso dei libri di testo scolastici giapponesi che ancora “censuravano” l’episodio (The Ienaga textbook incident).

Il nuovo ruolo economico della Cina sta però imponendo ai governi dei due paesi una normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Da questo punto di vista assume un valore simbolico molto importante il recente preliminare di accordo del 18 giugno fra Pechino e Tokyo per lo sfruttamento congiunto delle riserve di Longjing. Si tratta di due imponenti riserve di petrolio e gas localizzate nel mar Cinese Occidentale al confine fra le Zone Economiche Esclusive dei due stati.
Abbiamo già detto su queste pagine di come l’evoluzione tecnologica stia rendendo sempre più obsoleta e lacunosa la disciplina del diritto internazionale del mare, creando lo spazio per contenziosi sempre più aspri fra gli Stati limitrofi relativamente allo sfruttamento di risorse delle quali viene contestata la titolarità.

Da questo punto di vista il Mar Cinese Occidentale è un grosso focolaio di conflitto sul quale gli opposti nazionalismi hanno in passato montato molti casi; il più increscioso dei quali è stato l’incidente di Chunxiao del 2005. In quell’occasione, una nave cinese, mentre le aziende di Pechino continuavano il trivellamento dei fondali nonostante la diffida ad interrompere le attività di sfruttamento delle riserve mossa da Tokyo, puntò le armi contro un aereo giapponese in ricognizione. L’affaire dello sfruttamento delle riserve contese ha, inoltre, creato una certa pressione sulle opinioni pubbliche dei due Paesi.

In questi ultimi anni i tentativi di risolvere il conflitto sono proseguiti a singhiozzo e con esiti incerti e fallimentari. La recente intesa fra Hu Jintao e il premier giapponese Yasuo Fukuda segna un’importante tappa. In assenza di regole internazionali certe ed evitando la delimitazione delle piattaforme continentali adottata al Polo Nord, che per ora sta solo aumentando i contenziosi, i due Capi di Stato hanno siglato un’intesa a sottoscrivere un accordo che prevede la divisione degli investimenti e dei profitti e che annuncia una nuova era di armonia e prosperità fra i due Paesi.

L’incredibile ed insolito idillio, però, può ancora essere turbato: da Taiwan.

I buoni rapporti fra Taipei e Tokyo, infatti, sono un asset strategico nelle relazioni diplomatiche dell’area e confliggono colla tradizionale politica di isolamento imposta da Pechino.

Il 10 giugno c’è stato un caso fra Taiwan e il Giappone: uno skipper taiwanese è stato erroneamente affondato da una nave guardiacosta giapponese al largo delle isole di Senkakus, controllate de facto da Tokyo ma rivendicate dalle due Cine. Le mancate scuse formali giapponesi hanno indotto Taipei a ritirare gli ambasciatori. Nei giorni immediatamente precedenti la sottoscrizione del preliminare fra Pechino e Tokyo la situazione si stava normalizzando.

Molto maliziosamente, però, il governo cinese vorrebbe includere nell’accordo per lo sfruttamento delle riserve marine con Tokyo un gasdotto che dovrebbe passare attorno le isole Senkakus.

Alessio Postiglione
(pubblicato su Notizie Verdi)

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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) contro il Pacchetto Sicurezza

Pubblicato da brasseriefoucault su Giugno 3, 2008

IL ‘PACCHETTO SICUREZZA’ RISCHIA DI MINACCIARE LE GARANZIE FONDAMENTALI IN MATERIA DI PROCEDURE D’ASILO

ROMA – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime seria preoccupazione per l’eventuale introduzione, con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’, di alcune misure particolarmente restrittive per quanto concerne il diritto d’asilo.

Tra le modifiche alla legislazione vigente figurerebbe l’abolizione dell’effetto sospensivo del ricorso avanzato dal richiedente asilo che, in prima istanza, abbia ricevuto una decisione negativa alla sua domanda di protezione. Un richiedente asilo la cui domanda non è stata accolta dalla Commissione Territoriale competente potrebbe quindi essere espulso prima di avere la possibilità di presentare un ricorso o comunque prima che il tribunale competente si sia pronunciato. In tal modo, il ricorso perderebbe completamente la sua efficacia.

L’UNHCR ritiene che tale modifica alla legislazione italiana in materia d’asilo si porrebbe in netto contrasto con uno dei princìpi fondamentali del diritto, nonché con quanto stabilito dall’articolo 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ove si enuncia che ‘ogni persona […] ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale’. La direttiva comunitaria sulla procedura di asilo, inoltre, definisce la possibilità di un ‘rimedio effettivo dinanzi a un giudice’ come ‘principio fondamentale del diritto comunitario’.

Una decisione errata in prima istanza può comportare conseguenze gravi ed irreparabili per il richiedente asilo espulso nel suo paese d’origine. L’Alto Commissariato chiede quindi al Governo italiano di riconsiderare le restrizioni introdotte nel ‘pacchetto sicurezza’ concernenti l’effetto sospensivo del ricorso. I richiedenti asilo, prima di essere eventualmente espulsi o respinti, dovrebbero poter avere accesso ad un ricorso efficace, come previsto dal diritto europeo ed internazionale.

COMUNICATO STAMPA

21 maggio 2008

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