Il Paese del Turpiloquio
Pubblicato da brasseriefoucault su Luglio 15, 2008
Si è da poco conclusa la manifestazione No Cav Day e non accennano a spegnersi le polemiche. Non quelle che riguardano le leggi ad personam, si badi bene, ma quelle che ineriscono la deriva coprolalica che ha assalito alcuni protagonisti della stessa manifestazione.
Lo stesso Di Pietro, dopo aver dato dello sfruttatore a Berlusconi, sbotta inorridito contro questo profluvio di turpiloqui. Le anime belle insorgono contro due comici e gli elementi più prettamente politici della manifestazione vengono espunti dal dibattito mediatico. Peccato. Soprattutto perché le parolacce sono state utilizzate da comici, non da politici. E da quando mondo è mondo, esistono comici che ricorrono alla parolaccia per suscitare ilarità. Stranamente lo stesso scandalo non viene suscitato dal celodurismo eletto a sistema di comunicazione politica. Già.
Siamo passati dalla metafora del corpo politico di Menenio Agrippa a quella dei “membri politici” di Bossi che, con il suo “la Lega ce l’ha duro”, guidava i suoi novelli priapi secessionisti, sorretti da un’acqua del Po più taumaturgica del Viagra.
Contemporaneamente al No Cav Day, poi, il nostro premier pavoneggiava nella terra del Sol Levante. Sotto braccio a Sarkozy, mandava baci alle bellezze locali, fra il divertimento e lo sconcerto del presidente francese che lo rimbrottava.
Ma il cipiglio da tombeur de femme di Berlusconi “trascende ogni suo controllo”, come ammette il libertino delle Relazioni Pericolose di Choderlos de Laclos.

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Ed ecco che il Nostro, alla vista della fulgida bellezza teutonica del cancelliere Merkel, si lanciava in un balletto, dopo averla omaggiato di un salame (avete letto bene!) avvolto nel tricolore. C’erano gli estremi per vilipendio di bandiera! E intanto Angela era divertita e sconcertata. Divertimento e sconcerto che assale chi, da altri Paesi, deve pesare il carattere guascone ultraitaliano del Nostro che sguazza nei più beceri stereotipi machisti.
E’ l’evoluzione della specie. Il berlusconismo piacione e seduttore sta al celodurismo di Bossi, come il socialismo scientifico a quello utopistico. E’ un passo avanti, figlio – e che figlio! – di una grande tradizione italica che ha assunto la più grande sistematizzazione estetica con i film di “genere” di Pierino degli anni 70.
Mentre la sinistra, noiosa, senile e pure impotente se non checca, si esprimeva nei capolavori di Fellini, Antonioni, Pasolini – e che palle! – l’italiano ruspante e maschio finalmente poteva rispecchiarsi in “quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda”. Gouaches carnali, non freddo erotismo intellettuale, dove si palpeggiavano glutei, si consumavano con lo sguardo, dai buchi della serratura, turgidi seni, il tutto sonorizzato dalle musicali flatulenze di Alvaro Vitali.
Già. Perché, in fin dei conti, la sinistra, oggi, viene percepita come una “setta penitenziale”. Predica austerità: monetaria e anche morale. E’ la provocazione lanciata da Raffaele Simone nel “Mostro mite”.
In un mondo consumistico, del “tutto e subito”, della tv spazzatura, che senso ha predicare uguaglianza, redistribuzione, “emancipazione delle donne e dei proletari”, quando le ragazze vogliono fare le veline e i proletari aspirano ad accompagnarsi alle prime?
Resta, però, la malafede di chi fa da cassa di risonanza alle esternazioni della Guzzanti e di Grillo. Ci si indigna per battute – sicuramente volgari e grossolane – di due comici e non per il manomortismo verbale del nostro premier o per aver incardinato una soubrette nel dicastero delle pari opportunità. Fantastico!
E’ la normalizzazione di una cultura machista per la quale un uomo – non importa il suo stato civile – può e deve essere sempre seduttivo, malizioso e ammicante. Poco importa che, obnubilati dal testosterone, aumenti il rischio gaffe; né il ritegno, né l’importanza dell’ufficio fanno desistere il “cuccador” dal mandare bacetti, o scherzar in modo da attirare l’attenzione femminile, come nel celebre caso della corna fatte con la mano da Berlusconi.
E’ l’italianità. O meglio: quell’italianità provincialotta che manda in visibilio la stampa estera e nel quale si riconosce la cultura nazionalpopolare, lo Strapaese, alieno dalla temperanza professata dagli intellettuali di sinistra, vil razza dannata; e che si identifica in un’iconografia pop ricca di belle macchine e di belle donne ridotte, quest’ultime, come gli altri beni di consumo, ad una pura funzione ornamentale. Chi ha i soldi, tromba: soprattutto belle donne. Gli altri? Sono sfigati.
Il celodurismo non ci scandalizza più. Perché lo Strapaese sogna le veline e chi se le rimorchia merita ammirazione.
Questa è l’Italia allattata dalla tv commerciale. Ragazzotti playboy con i capelli fonati a rimorchiare bionde con il più improbabile inglese. Sono simpatici. Solo che qua non stiamo a Rimini. Stiamo in politica.
Ma forse sono solo un altro moralista di sinistra.
(pubblicato su Notizie Verdi)





























bt detto
ma perchè colegare i film degli anni 70 con la politica del tempo o di oggi…disinpegno destra, musoni sinistra…mah…
nadia cassini dove sei?
bt