Gli errori delle democrazie sono più gravi di quelli di Stati che democratici non sono.
Che senso ha biasimare la Russia per l’attacco alla Georgia, quando l’intervento russo è stato causato dalla strategia aggressiva di Mikhail Saakashvili e di George Bush? Cosa diversa e giusta e lamentare l’uso sproporzionato della forza da parte di Mosca.

E’ stato il presidente georgiano, infatti, lo scorso 7 agosto, ad inviare le truppe militari in Ossezia del Sud, credendo di essere spalleggiato dall’amministrazione americana, debole perché a fine mandato; la situazione di drammatica balcanizzazione che esiste nel Caucaso obbliga la Russia a risposte ferme. Ed è tristemente facile che il gigante autocratico del duopolio Medvedev-Putin sia incline a dare risposte sproporzionate.
Il problema di fondo è che l’amministrazione Bush non ha saputo gestire correttamente i rapporti con Mosca. Lo spauracchio della nuova Guerra Fredda agitato da Condoleezza Rice e dal ministro della Difesa Robert Kagan è solo un alibi per i propri errori.
L’immagine di una Russia cattiva ed imperiale diffusa da molta stampa in questi giorni non fa altro che sostenere le scuse dell’amministrazione statunitense che, in questo frangente come in molti altri, è stata ispirata da un un’agenda neoconservatrice assai bellicosa che assolutamente non serve gli interessi dell’UE.
Per ridimensionare le colpe di Mosca e per imputare più chiaramente le responsabilità degli Stati Uniti bisogna partire da lontano.
Già alcuni mesi fa avevo sostenuto come il riconoscimento statunitense dell’indipendenza autoproclamata del Kosovo avrebbe costituito un precedente pericoloso per il Caucaso.
Era “giusto” che il Kosovo si staccasse dalla Serbia, ma in politica non sempre ciò che è giusto si rivela utile.
La stampa, in quell’occasione, aveva rivelato come il riconoscimento del Kosovo fosse avvenuto attraverso una manovra assolutamente non trasparente fra Stati Uniti e Slovenia, a quell’epoca presidente di turno dell’UE, che urtava ulteriormente la sensibilità filoserba di Mosca.
L’indipendenza di Pristina, inoltre, avveniva come caso eccezionale e assolutamente non poteva trovare la propria legittimità nel diritto internazionale: il principio di autodeterminazione dei popoli che confusamente si invocava per il caso kosovaro sarebbe stato azionabile da uno Stato colonizzato ed assorbito da una potenza straniera, non da una provincia praticamente da sempre parte della Serbia.
Ma i falchi neocon, nonostante le divisioni interne all’UE e le varie opzioni, per lo meno di metodo, presenti sul tavolo, perseguivano la loro strategia non preoccupandosi di urtare Mosca. Allo stesso modo l’amministrazione Bush ha proceduto sullo Scudo Spaziale, rendendo i rapporti con il Cremlino sempre più tesi.
Infine giungiamo all’autogol di Saakashvili e l’attacco ai cittadini russi in Sud Ossezia.
Il presidente georgiano forse sperava di riguadagnare popolarità interna con questo intervento. Gli Stati Uniti, d’altronde, è su di lui che avevano puntato: ma anche in questo caso la scelta non si è rivelata azzeccata.
Come già in Ucraina, in furori antirussi scoppiati all’indomani della varie rivoluzioni rosa ed arancione sono andati scemando. Saakashvili è passato dal 96 per cento dei consensi ottenuto alle presidenziali del 2004 ad un risicato 52% nelle elezioni dello scorso marzo, dopo aver spento le contestazioni interne a suon di mazzolate poliziesche ed aver financo chiuso la rete televisiva dell’opposizione. In questi ultimi mesi le tensioni interne avevano raggiunto l’apice: e sicuramente, per gli USA, non si è rivelato opportuno appoggiare una presidenza tanto debole in un’operazione tanto insensata.
Oggi, i piani di pace americani che invocano il principio dell’integrità territoriale georgiana possono suonare beffardi alle orecchie di Mosca dopo aver ingoiato un rospo chiamato Kosovo. La situazione del Caucaso è altamente instabile ed aree come il Nagorno Karabakh o la Cecenia sono una polveriera.
Se è vero che Mosca ha interesse a cavalcare le tigri indipendentiste in Sud Ossezia, Abcazia e Nagorno, la cosa potrebbe ritorcerlesi contro per la Cecenia.
Il desiderio segreto del Cremlino sarebbe quello di mettere le mani sulle pipeline georgiane costruite da europei ed americani; ma per ora la politica di Medvedev prevede esclusivamente la creazione di una zona cuscinetto.
La Russia è un partner fondamentale su energia, lotta al terrorismo islamico ed equilibrio geopolitico, con riferimento alla funzione di bilanciamento regionale di Mosca nei riguardi dell’Iran. Inasprire i toni non giova a nessuno.
Ora Sarkozy ha convocato un vertice d’emergenza della UE per il I settembre per discutere le misure da adottare contro la Russia. Sarebbe opportuno che il filoatlantismo di molte capitali europee non si appiattisse sulle posizioni dei falchi di Washington o di quelli che, per motivi storici, sbocciano copiosi fra Baltico e Varsavia.
(pubblicato su Notizie Verdi)





























Ma chi sono i
bene. Il fratello del presidente e governatore della Florida, Jeb Bush, sposò addirittura un’ispanica. Ma quei giorni sembrano lontani.