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	<title>Politiche</title>
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	<description>Biopotere, società, democrazia e conflitto</description>
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		<title>Politiche</title>
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		<title>Digitale terrestre, troppe tivvù da smaltire</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 11:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il passaggio alla tv digitale sta portando, in Europa, un nuovo problema ambientale. Troppe, vecchie televisioni a tubo catodico da smaltire. I governi dovranno gestire queste trasformazioni riducendo i costi ambientali. E il nuovo passaggio, in Italia, sarà fondamentale per verificare se riusciamo a fare bene, imparando dalle esperienze altrui.
E’ quanto emerge dalla lettura incrociata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=543&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Il passaggio alla tv digitale sta portando, in Europa, un nuovo problema ambientale. Troppe, vecchie televisioni a tubo catodico da smaltire. I governi dovranno gestire queste trasformazioni riducendo i costi ambientali. E il nuovo passaggio, in Italia, sarà fondamentale per verificare se riusciamo a fare bene, imparando dalle esperienze altrui.</strong></p>
<p><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/11/tv_spazzatura.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-544" title="tv_spazzatura" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/11/tv_spazzatura.jpg?w=390&#038;h=294" alt="" width="390" height="294" /></a>E’ quanto emerge dalla lettura incrociata dei dati Ue e di un rapporto inglese appena pubblicato, stilato dal Consiglio della contea inglese del Cumbria. Gli uffici statistici di contea hanno, infatti, analizzato lo “swich off” (cioè il passaggio dalla tv analogica a quella digitale) nella regione e nelle aree metropolitane di Liverpool e Manchester; i dati sono preoccupanti dal punto di vista ambientale e rivelano che si è seguita <strong>una strategia antieconomica</strong>.<br />
C’è stato, infatti, <strong>un aumento delle tv analogiche da riciclare del 70%</strong>. 30.000 delle 50.000 televisione buttate dalle famiglie inglesi, inoltre, si sarebbero potute agevolmente convertire al digitale con una semplice spesa di 30 euro.</p>
<p><strong>Le proposte delle emittenti televisive</strong> e dei produttori di suggerire l’acquisto di nuove televisioni sono state, quindi, scorrette, antieconomiche ed ecologicamente ostili. Non si è, infatti, adeguatamente fatto comprendere alle famiglie che l’acquisto di una nuova tv era da intendersi come extrema ratio.<br />
E forse, in Italia, è già stato commesso lo stesso errore. Sul sito del Ministero “decoder.comunicazioni.it”, ad esempio, al paragrafo “Di cosa ho bisogno per vedere la televisione digitale?” c’è scritto: «Nel caso di televisione digitale terrestre di un televisore con sintonizzatore digitale terrestre integrato oppure di un’apparecchiatura di adattamento al tuo televisore in tecnica analogica detta Decoder o Set Top Box, da collegare alla presa d’antenna e al televisore mediante il cavo SCART». Quindi, nonostante il sito sia dedicato al decoder, in un italiano un po’ burocratico e non scorrevole – il verbo è sottinteso ed espresso solo nel titolo del paragrafo, 4 righi senza un punto -, il Ministero, prima ci suggerisce l’acquisto di una nuova tv, poi, solo più in là, ci parla del decoder. Ricordandoci, dopo ben 3 paragrafi, che non è necessario cambiare televisione.</p>
<p>Il sito Rai sembra suggerire ancora più convintamente la necessità di buttare la vecchia tv: «Per poter vedere le trasmissioni in digitale terrestre, nel caso in cui non si voglia acquistare un nuovo apparecchio televisivo già predisposto alla ricezione del digitale terrestre, sarà sufficiente dotarsi di un decoder digitale». E’ quindi il caso del nuovo acquisto a venire prima, sia logicamente che sintatticamente.</p>
<p><strong>Ma se aumentano le vecchie tv da riciclare, saremo pronti, anche in Italia, a questa situazione?</strong><br />
Secondo <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/">Eurostat</a>, siamo fra i Paesi Ue che riciclano di meno le apparecchiature elettroniche  e, purtroppo, non forniamo neanche i dati puntuali su televisioni ed altri apparecchi, nonostante una direttiva Ue ce lo richieda espressamente.<br />
<strong>Ricicliamo 1,6 kg/abitante l’anno di rifiuto elettronico, contro un obiettivo ottimale di 4 kg</strong>. Inoltre, l’ultimo decreto 208/2008, ha pure rinviato l’entrata in vigore del regime del “new waste”, per il quale ogni produttore di apparecchi elettronici è tenuto a partecipare ai costi della raccolta.<br />
L’impennata delle vendite delle tv digitali, inoltre, non sembra il modo migliore di sostenere l’economia in un momento di crisi. Con i consumatori che ci rimettano e i produttori che ci guadagnano.</p>
<p>C’è, d’altronde, la sensazione che questo swich off potrebbe risolversi in un’altra beffa per le nostre tasche. La denuncia viene da <strong>Altroconsumo</strong> che, il 2 novembre, ha portato la Rai in giudizio per bloccare la pratica degli oscuramenti. Secondo l’associazione, la Rai sta seguendo una politica che porta ad incentivare addirittura l’acquisto di due decoder, per far coesistere digitale terrestre e digitale satellitare.</p>
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		<title>Bruxelles, obiettivi ambiziosi o fumosi?</title>
		<link>http://politiche.wordpress.com/2009/10/31/bruxelles-obiettivi-ambiziosi-o-fumosi/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 19:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[Protocollo di Kyoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è concluso il Bruxelles summit del 29 e 30 ottobre. I leader di Eurolandia hanno puntato a rilanciare la lotta al gas serra, con un obiettivo prestigioso: tagliare le emissioni dell’80 o anche 95% entro il 2050. Questa dovrebbe essere la piattaforma comune da riproporre a Copenaghen, il prossimo mese, per la ratifica di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=540&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Si è concluso il Bruxelles summit del 29 e 30 ottobre. I leader di Eurolandia hanno puntato a rilanciare la lotta al gas serra, con un obiettivo prestigioso: tagliare le emissioni dell’80 o anche 95% entro il 2050. Questa dovrebbe essere la piattaforma comune da riproporre a Copenaghen, il prossimo mese, per la ratifica di ciò che si annuncia il “nuovo protocollo di Kyoto”. </strong></p>
<p>Ma i protagonisti, questa volta, non dovranno essere solo i governi, ma soprattutto l’opinione pubblica globale. L’obiettivo di Bruxelles, infatti, diverrà realtà solo se le altre nazioni non-Ue assumeranno impegni analoghi. Sarà decisiva, quindi, l’azione di pressione da parte di tutta l’opinione pubblica per spingere gli Stati coinvolti ad ottemperare ad obiettivi tanto prestigiosi. Certo, l’anno scorso, l’Unione Europea convenne nel ridurre le emissioni di gas serra del 20% unilateralmente, a prescindere da quello che le altre nazioni avrebbero fatto. Ma proprio l’ultimo report della <a href="http://beta.worldbank.org/climatechange/news">Banca Mondiale</a><img class="alignright" src="http://blog.lib.umn.edu/cramb005/architecture/pollution.jpg" alt="" width="458" height="375" />, presentato il 29, ha portato nuove evidenze di quanto anche il 20% potrebbe non bastare.</p>
<p><strong>Raggiungere il consenso su obiettivi di riduzione maggiori</strong>, quindi, suona come l’ultima chiamata per il pianeta Terra, a protezione di habitat che rischiano una distruzione irrimediabile. La cosa che più preoccupa, in definitiva, è che i rischi maggiori li stiano attualmente correndo soprattutto i Paesi africani, il cui ruolo nella implementazione di tali politiche è marginale. La posizione comune Ue, comunque, è stata alla fine raggiunta: Bruxelles si impegna a ridurre le emissioni di un ulteriore 30% a patto che “gli altri Paesi sviluppati” si impegnino in una “riduzione comparabile” e che Cina e India “contribuiscano adeguatamente secondo i loro livello di emissioni e capacità.”</p>
<p><strong>Ma non è solo il fatto</strong> che anche le altre nazioni dovranno assumere “impegni analoghi”, in definitiva, a preoccupare. Alcune associazioni reputano che le cifre sparate da Bruxelles in tema di emissioni, siano, in realtà, manipolate. Secondo la Ong inglese Sandbag, ad esempio, l’Unione ha fatto i conti su dei parametri truccati: il taglio di emissioni è stato calcolato a partire da proiezioni degli anni 90, quando un vero e proprio processo di deindustrializzazione colpì il mondo ex sovietico, falsando l’equilibrio europeo. Con l’Europa occidentale che inquinava troppo, e quella Orientale che, con la caduta del Muro, non inquinava affatto. In effetti, le tensioni interne alla Ue che hanno caratterizzato la negoziazione della proposta del summit di Bruxelles rivelano che le ipotesi della Sandbag poggiano su solide argomentazioni.</p>
<p><strong>Nel mercato dei permessi</strong> che ha regolato il meccanismo delle emissioni nella Ue, finora, i Paesi dell’ex blocco sovietico vantano dei veri e propri crediti, chiamati <strong>AAU, Assigned Ammounts Units</strong>, determinatesi a partire dal fatto che, proprio dopo la caduta del Muro, il processo di deindustrializzazione che coinvolse l’Est bloccò ogni tipo di emissione inquinante. Quando il processo negoziale, a Copenaghen, verrà esteso agli altri Paesi, inoltre, si dovrà discutere di un aspetto cruciale per la riuscita del nuovo protocollo: le compensazioni ai Paesi in via di sviluppo per adottare energie pulite. La Commissione dell’Unione, infatti, ha attualmente proposto una cifra compresa fra i 20 e i 50 miliardi di euro all’anno, fino al 2020. Troppo, secondo Londra. Mentre i Paesi dell’Est, invece, non vogliono proprio proporre alcunché, almeno fin quando Bruxelles non si sarà decisa ad estendere la validità degli AAU, che scadono insieme al Protocollo di Kyoto, nel 2012. Il problema, per la Polonia, è che il Paese rischi di pagare troppo le nazioni in via di sviluppo per non inquinare quando essa stessa, a causa della deindustrializzazione subita, non inquina quanto Parigi o Berlino.</p>
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		<title>Berlusconi e gli amori ancillari</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 15:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia culturale]]></category>
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		<category><![CDATA[Amore ancillare]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[La forza di Berlusconi, si dice, ed egli stesso sostiene, è quella di essere “uno di noi”, un italiano come tanti. Nonostante la realtà delle cose lo ascriva ad un milieu sociale corrispondente alla migliore borghesia meneghina, soprattutto da quando la figlia Marina è entrata in Mediobanca, l’epitome dell’aristocrazia capitalistica italiana, il nostro premier insiste [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=537&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>La forza di Berlusconi, si dice, ed egli stesso sostiene, è quella di essere “uno di noi”, un italiano come tanti. Nonostante la realtà delle cose lo ascriva ad un milieu sociale corrispondente alla migliore borghesia meneghina, soprattutto da quando la figlia Marina è entrata in Mediobanca, l’epitome dell’aristocrazia capitalistica italiana, il nostro premier insiste su questa identità popolare e, si direbbe, popolana.</strong></p>
<p><strong> Questa immagine, in realtà, è alimentata da Berlusconi solo attraverso due comportamenti.</strong> Proferire boutade, spesso grossolane, come il caso dell’Obama abbronzato attesta, e frequentare persone del popolo, ma solo di sesso femminile. Berlusconi, infatti, preferisce indubbiamente gli aristocratici <em>a là</em> Licio Gelli ai Meo Patacca ed Arlecchin Batocio; ma quando si tratta di donne, ebbene sì, il Nostro, novello Brighella, opta per le procaci popolane.<br />
<strong>Come il Gozzano dell’”Elogio dell’amore ancillare”</strong>, Berlusconi preferisce “la cameriste” alle “padrone”. «Gaie figure di decamerone, le cameriste dan, senza tormento, piú sana voluttà che le padrone […]che fa le notti lunghe e i sonni scarsi, non dopo voluttà l’anima triste: ma un più sereno e maschio sollazzarsi».<br />
Soprattutto nell’eros, Berlusconi, come Gozzano, dice: “Lodo l’amore delle cameriste!”.<a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/10/jean-august-dominique-ingres-turkish-bath-1863.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-538" title="jean-august-dominique-ingres-turkish-bath-1863" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/10/jean-august-dominique-ingres-turkish-bath-1863.jpg?w=504&#038;h=502" alt="jean-august-dominique-ingres-turkish-bath-1863" width="504" height="502" /></a></p>
<p><strong>E’ indubbio, infatti, che questo popolo di escort, ninfette e ragazze immagine provenga in gran parte da un ambiente sociale molto distante da San Babila e Montenapoleone.</strong><br />
Paradosso della geografia – per un premier alleato della Lega -, Berlusconi fugge i salotti milanesi non per Quarto Oggiaro, ma per la Secondigliano o la Casoria di Noemi Letizia.<br />
Ma queste frequentazioni, in realtà, non sono le prove della democraticità popolare di Berlusconi ma, proprio come nella concezione piccolo borghese di Gozzano, svelano la natura dei rapporti con il popolo che Berlusconi intrattiene. Una natura che si ispira al paternalismo e al dominio; in ultima istanza, anche sessuale. <strong>Un’epitome postmoderna dell’amore ancillare</strong>. L’elogio degli amori ancillari di Guido Gozzano è, infatti, la massima teorizzazione poetica del rapporto d’amore piccolo borghese, imperniato non sul confronto fra pari ma sul dominio incontrastato del maschio sulla femmina. La letteratura è piena di dotti e vecchi nobil’uomini che preferiscono donne giovani e incolte, con le quali ricostruire un rapporto quasi di servaggio, dove la donna venera la cultura e l’esperienza maschile. Un rapporto dove l’uomo, in ultima istanza, plasma e crea la propria compagna, come nel Pigmalione di Ovidio o di George Bernard Shaw.</p>
<p><strong>Proprio il caso della Briseide di Ovidio incarna questo ideale dell’amor servile </strong>che potremmo contrapporre all’amor coniugale, cioè paritetico, rappresentato da Penelope o Laodamia. Ma il sogno erotico piccolo borghese del nostro premier, evidentemente, non include una relazione di confronto paritetico, ad esempio, con una bella figlia di quella borghesia meneghina colta alla quale Berlusconi in linea di principio appartiene.<br />
Una intellettuale non venererebbe il premier come se questi fosse Henry Higgins, il professore inglese protagonista del Pigmalione di Shaw, riverito dalla popolana fioraia Eliza Doolittle.  I festini della D’Addario, d’altronde, pennellano interni orientaleggianti e dionisiaci, dove al posto delle geishe musicanti abbiamo geishe auscultanti e un’Apicella cantore, con flauto di Pan; mentre i video mandano in onda le gesta di Berlusconi fra l’ammirazione delle ancelle.<br />
Se le indagini lo confermeranno, il nostro premier avrà cercato di spacciare, forse inconsapevolmente, la sua bramosia di dominio, anche sessuale, del popolo per la riprova della sua filantropia. Mentre quello che sta emergendo è, ancora una volta, una concezione fortemente misogina. E mentre le ninfette venerano il totem fallocratico, Apicella suona <em>Malafemmena</em>.</p>
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		<title>Acqua azzurra, acqua cara</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 13:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia Europea Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La road map europea per l&#8217;efficienza idrica &#8211; Luci e ombre.
Il tema della water efficiency, che potremmo tradurre con efficienza della gestione delle acque, deve diventare centrale nell’agenda politica ambientale dell’Unione Europea. E’ la proposta lanciata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in occasione della presentazione della “Cooperazione Europea sull’Acqua” (indicata con l’acronimo inglese EWP), il 29 settembre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=529&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>La road map europea per l&#8217;efficienza idrica &#8211; Luci e ombre.</strong></p>
<p><strong>Il tema della <em>water efficiency</em></strong>, che potremmo tradurre con efficienza della gestione delle acque, deve diventare centrale nell’agenda politica ambientale dell’Unione Europea. E’ la proposta lanciata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in occasione della presentazione della “Cooperazione Europea sull’Acqua” (indicata con l’acronimo inglese <a href="http://www.ewp.eu/">EWP</a>), il 29 settembre scorso.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/10/krka21.jpg"><img class="size-full wp-image-531 aligncenter" title="Acqua" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/10/krka21.jpg?w=574&#038;h=550" alt="Acqua" width="574" height="550" /></a></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Nel prossimo futuro</strong>, quindi, i principali attori istituzionali di Eurolandia si muoveranno nella direzione della water efficiency per diffondere un nuovo e comune approccio alla gestione delle risorse idriche negli Stati membri. E’ una vera e propria <em>road moap</em>, quella disegnata dalla <a href="http://www.eea.europa.eu/highlights/eea-joins-forces-with-european-water-partnership"><strong>professoressa Jacqueline McGlade</strong></a>, direttrice dell’Agenzia Europea, e che si muove sul solco della direttiva quadro sull’acqua (<a href="http://ec.europa.eu/environment/water/water-framework/index_en.html">Water Framework Directive</a>, WFD), approvata dal Parlamento di Bruxelles nel lontano 2000 e che, ora, l’esecutivo, cioè la Commissione, dovrà tradurre in realtà.</p>
<p><strong>Nell’ambito della lotta al cambiamento climatico e alla riduzione dei gas serra</strong>, il problema dell’acqua, infatti, gioca un ruolo principale.<br />
Proprio le trasformazioni climatiche imputabili all’inquinamento hanno prodotto due ordini di fenomeni.<br />
Da un lato, c’è la tropicalizzazione del clima, che porta un eccesso di acqua sotto forma di piogge torrenziali, con i danni che abbiamo potuto recentemente constatare in provincia di Messina. Dall’altro, l’acqua è diventata un bene scarso che deve essere gestito con oculatezza in tutte le sue applicazioni.</p>
<p><strong>Ma qual è la <em>ratio</em> della WFD e cosa si cela dietro alla water efficiency?</strong><br />
Le linee guide europee rappresentano una rivoluzione copernicana per le autorità marittime e le autorità di bacino; basti pensare che, in Italia, solo una minima parte delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autorit%C3%A0_di_bacino">Autorità di bacino</a> ha approvato i<strong> Piani di bacino</strong>, strumenti indispensabili alla gestione del territorio. La WFD punta &#8211; con l’approccio comunitario, il solo in grado di incidere sull’ambiente, visto che l’inquinamento e le acque si muovono da un posto all’altro &#8211; a ripulire mare e fiumi, a mappare falde acquifere, i canali, il rischio idrogeologico.<br />
Nuovi Sistemi Informativi Territoriali, mappe elettroniche, e il più grande database sulle acque esistente, promosso dall’Unione, il <a href="http://water.europa.eu/">WISE </a>(Water Information System of Europe), si riveleranno fondamentali. Anche in questo caso, l’Unione “spingerà” i Paesi ad assumere atteggiamenti virtuosi e rigorosi.</p>
<p><strong>Un recente caso</strong>, la settimana scorsa, allorquando la Commissione si è dichiarata pronta ad aprire una procedura di infrazione verso il Regno Unito e ha severamente ammonito la Spagna, in entrambi i casi, per non aver rispettato la direttiva sul trattamento delle acque reflue, ne è la  riprova.</p>
<p><strong>Ma per la water efficiency non solo luci ma anche ombre.<br />
</strong>La direttiva, secondo l’approccio economico liberale, ritiene, infatti, che <strong>il miglior incentivo a ridurre gli sprechi è portare il costo “politico” dell’acqua a quello reale</strong>, uguale ai costi del servizio; un passaggio che, fra l’altro, potrebbe legittimare il passaggio dell’acqua in mano ai privati, anche se la direttiva non ne fa espressa menzione. Mentre la nascita di vari movimenti, in tutta Europa ed in Italia, per “l’acqua pubblica” testimonia come ci sia ampio consenso su come l’acqua debba rimanere un bene di tutti.<br />
La WFD ritiene, comunque, che il costo dell’acqua debba essere quello effettivo, non solo per industrie od agricoltori, cioè per chi effettivamente lucra utilizzando un input a prezzi non di mercato, ma anche per le singole famiglie. E’ ovvio che la WFD comporterà un aumento del costo dell’acqua, in Europa, per tutti, nel prossimo futuro.<br />
Proprio gli economisti insistono, a difesa della direttiva, che <strong>con le tariffe si punta ad incentivare comportamenti virtuosi</strong>, volti a diminuire il consumo dell’acqua, e <strong>non si perseguono fini redistributivi</strong>, che spettano, invece, ad altri strumenti pubblici. Ma se congiuntamente all’aumento dell’acqua, lo Stato non realizza misure perequative, quali saranno i costi sociali di questa water efficiency?</p>
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		<title>La normalizzazione dell&#8217;emergenza rifiuti</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 10:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Napoli &#8211; Pneumatici bruciati, di auto e di tir, lavatrici, scorie di varia foggia, colore e puzza.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Napoli &#8211; Pneumatici bruciati, di auto e di tir, lavatrici, scorie di varia foggia, colore e puzza</strong>.</p>
<p>Sono sullo svincolo di via Giliberti in via Galileo Ferraris, zona Napoli est, a pochi chilometri dalla stazione centrale e dal Centro direzionale, l’avveniristico quartiere degli affari che avrebbe dovuto simboleggiare, negli anni 90, la rinascita di una città, Napoli, schizzofrenicamente oscillante tra brevi ed illusori rinascimenti e lunghi e bui medioevi. E’ la dolorosa cartolina che <a href="http://www.terranews.it">Terra</a> ha voluto scrivere per i suoi lettori.</p>
<p><strong>Il viaggio parte dall’inizio dell’Asse Mediano</strong> – grande bretella fra Napoli e i comuni dell’aria nord e flegrea -, a metà fra le zone della Toscanella e di <strong>Chiaiano</strong>, da una parte, e <strong>Scampia</strong>, dall’altra. La superstrada si arrampica fra grigi palazzoni e brandelli di campi, che ci raccontano di quando Chiaiano era sola nota per una pregiata produzione di ciliegie. Un’intera piazzola dell’Asse Mediano, davanti a Scampia, è occupata da rifiuti.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-515" title="DSCN0666 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0666-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0666 a" width="150" height="112" /></p>
<p>Sotto, prima dei palazzoni dell’edilizia 167 che si stagliano all’orizzonte, dei campi, <a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0673-a.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-516" title="DSCN0673 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0673-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0673 a" width="150" height="112" /></a><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0677-a.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-517 alignright" title="DSCN0677 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0677-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0677 a" width="150" height="112" /></a>percorsi da strade rustiche, anch’esse cosparse di immondizia, per le quali si aggirano romanì o sinti intenti a pizzicare qualcosa da riciclare.</p>
<p>Percorrendo la superstrada si sbuca in un altro luogo oramai noto in questa geografia dell’anima che alla sirena Partenope ha sostituito boss e monnezza, sangue e cemento: <strong>Acerra</strong>. Nei pressi del centro commerciale Le Porte di Napoli, altra immondizia lungo la strada, fra campi e periferie, ritaglia una maleodorante intimità per le prostitute che qui si appartano con i loro clienti: questi maschi solitari, poco avvezzi alle ville delle escort e ignari della comodità del “lettone di Putin”, si devono accontentare di <em>privè</em> di carpak.</p>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-518 alignright" title="DSCN0678 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0678-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0678 a" width="150" height="112" /></p>
<p><strong>Il tour proseg<span style="font-weight:normal;"><strong>ue verso il capoluogo</strong>: Napoli Est, dove qualche urbanista sogna la città del futuro. Anche qui monnezza, degrado: dietro al Centro Direzionale, la zona del macello, via Argine.<br />
In via Domenico De Roberto, la discarica avanza fino nei pressi di un parco giochi per bambini, inghiottendolo.</span></strong></p>
<p>Nei pressi di via Marina, affianco al<strong> parcheggio di via Brin</strong>, un rudere che ha resistito alle lottizzazioni è stato riempito di rifiuti.<br />
A Piazza Duca degli Abruzzi, all’angolo con via Ponte della Maddalena, presso, forse, un cantiere, riposano dei tubi bruciati di materiale plastico. Sullo sfondo, le maioliche colorate della barocca guglia di Santa Maria del Carmine a piazza Mercato. Di fronte, l’Agenzia delle Entrate e, più in là, il Provveditorato.</p>
<p><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0665-a1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-519" title="DSCN0665 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0665-a1.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0665 a" width="150" height="112" /></a><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0683-a.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-520" title="DSCN0683 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0683-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0683 a" width="150" height="112" /></a></p>
<p><strong>Nella “città dol<span style="font-weight:normal;"><strong>ente”</strong> – come venne chiamata Napoli da <strong>Axel Munthe </strong>durante l’epidemia di colera &#8211; ciò a cui si assiste, oggi, non è il superamento dell’emergenza rifiuti, così come la si è vista scoppiare l’anno scorso nella forma più virulenta; ma la normalizzazione di uno stato patologico, esso stesso emergenziale, di livello più lieve – comunque intollerabile per una qualsiasi altra città d’Europa &#8211; per il quale sembra che i napoletani si abituino, loro malgrado, ad una certa quota di rifiuti presenti sulle strade. Diciamo che alle montagne di monnezza si sono sostituite le colline. <strong>Magra consolazione</strong>.</span></strong></p>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-521 alignleft" title="DSCN0684 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0684-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0684 a" width="150" height="112" /></p>
<p><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0687-a.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-522" title="DSCN0687 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0687-a.jpg?w=150&#038;h=112" alt="DSCN0687 a" width="150" height="112" /></a>E a far da sfondo a questo declino, le dichiarazioni di Bertolaso, raccolte dai <a href="http://www.libero-news.it/adnkronos/view/191683">colleghi del Mattino</a>: «Gli sversamenti illegali di rifiuti affondano le radici in un problema culturale. E’ sulla coscienza e sulle abitudini dei napoletani che bisogna continuare a lavorare […] Diciamolo francamente: in certe regioni italiane persiste l’abitudine a considerare il bene pubblico come bene di nessuno». Si fa strada, quindi, la tentazione a considerare il Sud come un’alterità irriducibile e, in ultima istanza, irredimibile. D’altronde, nella maggioranza, c’è chi non è semplicemente tentato dalle teorie razziste, ma se ne fa chiaro interprete e o teoreta.</p>
<p><strong>Il dibattito sembra tornato indietro di un secolo, quando Niceforo e Lombroso discutevano della innata tendenza al crimine dei meridionali.<a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0695-a1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-524" title="DSCN0695 a" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/dscn0695-a1.jpg?w=491&#038;h=369" alt="DSCN0695 a" width="491" height="369" /></a><br />
</strong></p>
<p>A noi piace essere altrettanto franchi come Berolaso. <strong>L’etncicizzazione dei problemi di Napoli è assolutamente inaccettabile.</strong> E, soprattutto, è autoassolutaria e bipartisan. Salva le amministrazioni locali che non fanno il loro dovere in tema di raccolta differenziata e il ministero dell’Interno che fallisce nel controllo del territorio, consentendo gli sversamenti abusivi, non nelle recondite campagne avvelenate dei casalesi, ma nei centri urbani. Le altre foto che abbiamo scattato mostrano discariche lungo superstrade, strade statali: chi garantisce il controllo del territorio? Parlare di problemi culturali, come fa Bertolaso, è, innanzitutto fuorviante, visto che <strong>Salerno è al 70% di raccolta differenziata</strong> e Mercato Sanseverino al 90.<br />
Ma il mito del “premier operaio-premier ingegnere”, descritto nelle mitiche agiografie di Minzolini per La Stampa, non ammette dubbi: e per sostenere questa mistica, ben vengano le ramanzine sulle ataviche tare dei napoletani.</p>
<p><em>Foto di proprietà di Alessio Postiglione e Valerio Ceva Grimaldi &#8211; contattami per utilizzarle!</em></p>
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		<title>Le relazioni pericolose di Berlusconi con Putin e Gheddafi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 10:29:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché l&#8217;Europa e l&#8217;America guardano con preoccupazione alle relazioni Italia-Russia-Libia. E perché anche i consumatori dovrebbero preoccuparsi.
Le partnership internazionali sulle quali Berlusconi ha più investito per implementare la politica di sicurezza energetica italiana sono quelle con la Russia e con la Libia.
Nella confusione fra ruolo pubblico e privato che coinvolge il nostro premier, si direbbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=494&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Perché l&#8217;Europa e l&#8217;America guardano con preoccupazione alle relazioni Italia-Russia-Libia. E perché anche i consumatori dovrebbero preoccuparsi.</strong></p>
<p><a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=NEWM9"><strong>Le partnership internazionali</strong></a> sulle quali Berlusconi ha più investito per implementare la politica di sicurezza energetica italiana sono quelle con la Russia e con la Libia.<br />
Nella confusione fra ruolo pubblico e privato che coinvolge il nostro premier, si direbbe che Berlusconi abbia investito anche in modo extraprofessionale, compiacendosi di essere, addirittura, ottimo amico sia di Gheddafi che di Putin; al punto di concedere, al primo, un’irrituale tenda e di dedicare, al secondo, un “lettone” a Palazzo Grazioli.</p>
<p><a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/berlusconi-putin.jpg"><img class="size-full wp-image-495 alignright" title="berlusconi-putin" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/berlusconi-putin.jpg?w=500&#038;h=300" alt="berlusconi-putin" width="500" height="300" /></a></p>
<p><strong>Ma proprio queste partnership</strong>, che dovrebbero rappresentare la punta di diamante della politica estera berlusconiana, attirano le più forti critiche da parte degli osservatori internazionali, a fronte delle discutibili credenziali democratiche di Putin e Gheddafi.<br />
L’ultima frecciata è partita pochi giorni fa dalle <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_16/dipendenza_energetica_italia_a_rischio_maurizio_caprara_1ad336b0-a280-11de-a7b6-00144f02aabc.shtml">pagine</a> del <em>Corriere della Sera</em>, dove l’ambasciatore americano <strong>David H. Thorne</strong>, con tatto e diplomazia, ha lasciato intendere che dall’Italia, gli Usa, si aspetterebbero una politica diversa verso Libia e Russia.</p>
<p><strong>D’altronde gli Stati Uniti sono inclini al realismo</strong>, abituati a stringere la mano ai dittatori quando servono gli interessi nazionali. “La patria è ben difesa in qualsiasi modo la si difenda” chiosava <strong>Machiavelli</strong>.</p>
<p><strong>Ma siamo sicuri che l’interesse energetico nazionale italiano sia realmente difeso dalle partnership berlusconiane?</strong><br />
Allo stato attuale, Berlusconi sta facendo soprattutto gli interessi di <a href="http://www.robertamsterdam.com/2007/11/baloney_scaroni.htm">Eni</a>, né quelli dell’Italia, né quelli dell’Europa.<br />
La strategia europea sulla sicurezza energetica è, infatti, volta a differenziare le fonti di approvvigionamento di gas naturale che, oggi, dipendono largamente dalla Russia che, come la crisi russo-ucraina dimostra, si trova in una situazione di quasi <a href="http://www.radioradicale.it/la-preoccupante-situazione-di-dipendenza-energetica-dellitalia-dal-regime-di-putin-e-le-pericolose-connessioni-tra-eni-e">monopolio</a>.<br />
E’ per questo motivo che Bruxelles patrocina la pipeline <a href="http://politiche.wordpress.com/?s=nabucco">Nabucco</a>, in grado di portare in Europa risorse provenienti dalle regioni turcofone del Caspio.</p>
<p><strong>Ma come può l’Italia appoggiare la politica comunitaria e giocare come battitore solitario con la Russia</strong>, entrando nel progetto <a href="http://politiche.wordpress.com/2009/08/07/l%E2%80%99accordo-su-south-stream-affossa-la-politica-energetica-europea/">Southstream</a>, sponsorizzato da Mosca e diretto concorrente di Nabucco?<br />
Southstream è, infatti, una joint venture Eni-Gazprom.<br />
D’altronde Eni sembra sempre pronta a dare una mano al gigante russo, come il caso della vendita delle ex azioni <a href="http://politiche.wordpress.com/2009/04/10/gli-strani-affari-di-eni-con-la-russia/">Neft</a> dimostra, quando Eni permise a Gazprom di mettere le mani sugli ex asset della Yukos, rivale di Gazprom e liquidata con il controverso arresto dell’ex proprietario (e nemico di Putin) Khodorkovskij.</p>
<p><strong>Gli accordi con la  Libia, infatti, rappresentano un ulteriore rafforzamento del duo Eni-Gazprom</strong>. L’impresa russa viene coinvolta anche in Elephant Oil Field, il giacimento libico di proprietà Eni, ed, in futuro, in Transmed e Greenstream, che porteranno petrolio dall’Africa all’Europa. Con i russi anche in Africa, il monopolio si rafforza.<br />
Ci sono ottimi affari anche per gli altri, comunque.</p>
<p><strong>Finmeccanica</strong> è fornitrice di aerei civili per Mosca, <strong>Impregilo </strong>è in pole per realizzare la litoranea africana promessa da Berlusconi a Gheddafi, quest’ultimo è azionista di <strong>Unicredit</strong>.</p>
<p><strong>Ma perché gli interessi di queste aziende non coincidono con quello dell’Italia? Semplice: perché in economia i monopoli non funzionano. </strong><br />
All’Italia, infatti, la Russia garantisce un trattamento di favore nelle forniture: nel breve periodo, quindi, la nostra sicurezza energetica (a scapito di quella comunitaria) sembra rafforzata. Ma nel lungo periodo, anche all’Italia gioverebbe un mercato aperto, dove non c’è solo Mosca, e l’offerta energetica includa anche le fonti rinnovabili.</p>
<p>Invece, noi investiamo sul petrolio di Gazprom…</p>
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		<title>Lotta alla corruzione, crisi diplomatica Romania Olanda</title>
		<link>http://politiche.wordpress.com/2009/09/08/lotta-alla-corruzione-crisi-diplomatica-romania-olanda/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 10:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
		<category><![CDATA[Cristian Diaconescu]]></category>
		<category><![CDATA[Meccanismo di Verifica e Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>

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		<description><![CDATA[L’uniformizzazione dei sistemi giuridici europei al fine di combattere la corruzione su scala comunitaria è ancora un problema; nonché causa di dissidi e tensioni diplomatiche fra le segreterie degli Stati membri della Ue. 
Lo dimostra la recente e polemica cancellazione del due settembre della visita di Stato programmata dal ministro degli Esteri di Romania Cristian [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=490&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>L’uniformizzazione dei sistemi giuridici europei al fine di combattere la corruzione su scala comunitaria è ancora un problema</strong>; nonché causa di dissidi e tensioni diplomatiche fra le segreterie degli Stati membri della Ue. <a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/cristian-diaconescu.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-491" title="Cristian Diaconescu" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/cristian-diaconescu.jpg?w=300&#038;h=200" alt="Cristian Diaconescu" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Lo dimostra la recente e polemica cancellazione del due settembre della visita di Stato programmata dal ministro degli Esteri di Romania Cristian Diaconescu in Olanda</strong>, come protesta contro la decisione dell’Aia di negare l’accesso alla Bulgaria e alla Romania all’aria di libera circolazione delle persone di Schengen, a causa della mancata implementazione dei protocolli di sicurezza anticorruzione, secondo il governo olandese, da parte di Bucarest e Sofia. L’origine della faccenda risale al primo gennaio 2007, quando Bulgaria e Romania entrarono nella Ue. Per soddisfare pienamente i criteri del sistema giudiziario europeo, Bucarest e Sofia avrebbe dovuto dar luogo ad una serie di riforme relative alla lotta anticorruzione e, nel caso della Bulgaria, alla lotta contro il crimine organizzato. L’integrazione comunitaria fu, quindi, decisa da Bruxelles ma a parziale esclusione del sistema giudiziario, istituendo il <strong>Meccanismo di Verifica e Cooperazione</strong> che, da un lato, supportava le riforme nei due Paesi, dall’altro dettava una serie di misure sanzionatorie quali il blocco dei fondi comunitari e il non riconoscimento delle sentenze dei tribunali locali, qualora non si fossero registrate le auspicate e necessarie riforme.</p>
<p><strong>La Commissione Ue statuiva per i due Paesi delle “To do list” </strong>(obiettivi) che includevano, ad esempio, anche l’eliminazione delle immunità parlamentari con riferimento alle mere attività investigative. L’ultimo report di valutazione Ue del 22 luglio, fra l’altro, riteneva soddisfacenti le politiche adottate, fino ad allora, dalla Bulgaria e dalla Romania. L’obiettivo di entrare nell’area Schengen per il 2011 sembrava alla portata.<br />
Il governo olandese ha, però, <strong>pubblicato il 28 agosto un documento </strong>dove si afferma che gli sforzi per contrastare la corruzione da parte di Bulgaria e Romania sono, in realtà, inadeguati ed è intenzione del governo olandese rifiutare l’ingresso Schengen e bloccare i fondi Ue.<br />
<strong>La Bulgaria, </strong>fra l’altro, ha fin’ora perso milioni di euro di fondi Ue a causa della cattiva gestione degli stessi: la corruzione e la spesa clientelare diffuse in quel Paese hanno, probabilmente, pesato non poco. Già in passato i finanziamenti erano stati, infatti, sospesi. In modo pungente, il documento pubblicato dall’Aia riferisce che la posizione assunta dal governo non è da considerarsi “punitiva” a fronte della pessima spesa bulgara; ma la verità politica potrebbe essere proprio quella. E’ chiaro che esiste un disagio, in Europa, da parte di quei Paesi che maggiormente contribuiscono al bilancio comunitario, verso quelle nazioni percettrici di grandi finanziamenti scialacquati o mal spesi. Allo stesso tempo, l’integrazione economica dei nuovi Paesi dell’Unione è un vantaggio significativo proprio per quelle nazioni più ricche che conquistano nuovi mercati per le loro imprese che sono agevolmente in grado di sbaragliare la concorrenza locale in un contesto di libero mercato.<br />
<strong>Le restrizioni su Schengen</strong>, quindi, comportano questa paradossale situazione. I mercati sono liberi, ma i cittadini no. La limitazione del trattato di libera circolazione, infatti, coincide con una significativa compressione del concetto di cittadinanza europea, dando luogo proprio a quella “unificazione dei mercati ma non delle nazioni” che molte elite di Bruxelles vogliono evitare per non appiattire Eurolandia su quella dimensione tecnocratica che sarebbe, secondo sia l’estrema destra che l’estrema sinistra, la vera natura della Ue.</p>
<p>D’altronde, il governo romeno, rispondendo stizzito e offeso alla nota olandese, sottolinea come la posizione dell’Aia appaia paradossale alla luce del fatto che l’Olanda è il primo investor in Romania, con 4,5 miliardi di euro l’anno spesi. Se le misure punitive invocate dall’Aia fossero adottate, in definitiva, quale sarebbe lo scambio fra la “vecchia Ue” e le nuove nazioni come Bulgaria e Romania? Bucarest e Sofia metterebbero a disposizione nuovi mercati per i capitali olandesi senza avere in cambio né finanziamenti né diritti di cittadinanza. E’, altresì, vero che la debolezza e la corruzione del sistema giudiziario di alcuni Paesi rappresentino la vera testa di ponte della criminalità internazionale verso Eurolandia.<br />
Fra il 1995 e il 2007 l’Unione ha quasi raddoppiato i suoi membri passando da 15 a 27. Il desiderio di ampliare il mercato ha prevalso, in definitiva, su di una effettiva valutazione dei progressi di alcuni Stati circa la reale capacità ci conformarsi all’acquis comunitario, al di là della dimensione prettamente burocratico-normativa.</p>
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		<title>La Turchia è nuovo hub energetico. Ma a quali costi ambientali?</title>
		<link>http://politiche.wordpress.com/2009/09/03/la-turchia-e-nuovo-hub-energetico-ma-a-quali-costi-ambientali/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 11:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Gas e petrolio a tutto spiano, la Turchia investe poco sulle rinnovabili e si delineano danni ambientali irreparabili.
Dopo i duplici incontri di quest’estate fra il premier Erdogan, da una parte, e Putin e Bruxelles, dall’altra, il quotidiano nazionale Zaman titolava, con molto orgoglio, che il Paese può oramai rivendicare a sé il titolo di maggior [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=480&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Gas e petrolio a tutto spiano, la Turchia investe poco sulle rinnovabili e si delineano danni ambientali irreparabili.<a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/erdogan_int.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-488" title="erdogan_int" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/erdogan_int.jpg?w=309&#038;h=309" alt="erdogan_int" width="309" height="309" /></a></strong></p>
<p><strong>Dopo i duplici incontri di quest’estate fra il <a href="http://politiche.wordpress.com/2009/08/07/l%E2%80%99accordo-su-south-stream-affossa-la-politica-energetica-europea/">premier Erdogan</a>, da una parte, e Putin e Bruxelles, dall’altra</strong>, il quotidiano nazionale<a href="http://www.todayszaman.com/"> Zaman</a> titolava, con molto orgoglio, che il Paese può oramai rivendicare a sé il titolo di maggior hub energetico del mondo.</p>
<p>Erdogan, infatti, ha siglato accordi sia per il gasdotto sponsorizzato da Bruxelles, <strong>Nabucco</strong>, che per <strong>South Stream</strong>, la pipeline concorrente della prima, voluta da Putin per superare il problema ucraino, emerso dalla scorsa crisi Mosca-Kiev.</p>
<p><strong>Mentre il Cremlino e Bruxelles cercavano di farsi le scarpe a vicenda </strong>sulle questioni energetiche, Ankara realizza un vero e proprio capolavoro diplomatico; approfittando della propaganda contro l’ingresso della Turchia in Europa, avallata da Sarkozy, ad esempio, che ha legittimato <strong>la politica del doppio binario</strong> del premier turco.</p>
<p>La strategia anatolica, oggi, si completa con il <strong>nuovo accordo col Qatar</strong> sulla pipeline per il gas naturale liquido, con l’Azerbaigian per le forniture alla regione autonoma di Nakhchivan ed, infine, con la Siria.</p>
<p>Determinante, inoltre, è il futuro doppio <a href="http://www.rferl.org/content/Turkey_Says_Agrees_Framework_For_Ties_With_Armenia/1614312.html">protocollo</a> di<strong> ripresa dei rapporti diplomatici con l’Armenia </strong>deciso il1 settembre dalle segretarie dei due Paesi. Ierevan ritirerà le truppe dal Nagorno-Karabakh, enclave armena in Azerbaigian, stabilizzando un’area cruciale per Nabucco: e per gli interessi euroamericani.</p>
<p><strong>Ma qual è il costo sociale ed ambientale della politica energetica turca?</strong><br />
In primis, i <a href="http://www.ebrd.com/new/stories/2009/090119.htm">dati della European Bank for Reconstruction and Development </a>dimostrano che un significativo 88% del fabbisogno energetico turco proviene da fonti fossili: il Paese, quindi, non è incentivato ad adottare politiche verdi. Uno studio dello scorso anno dell’Università di Sakarya (di Hakan S. Soyhan<strong>, <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&amp;_udi=B6VMY-4TPNVTJ-1&amp;_user=10&amp;_coverDate=09%2F30%2F2009&amp;_rdoc=1&amp;_fmt=high&amp;_orig=browse&amp;_sort=d&amp;view=c&amp;_acct=C000050221&amp;_version=1&amp;_urlVersion=0&amp;_userid=10&amp;md5=d425dd5cb59cf8049e1c47084fb3ad55">“</a></strong><a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&amp;_udi=B6VMY-4TPNVTJ-1&amp;_user=10&amp;_coverDate=09%2F30%2F2009&amp;_rdoc=1&amp;_fmt=high&amp;_orig=browse&amp;_sort=d&amp;view=c&amp;_acct=C000050221&amp;_version=1&amp;_urlVersion=0&amp;_userid=10&amp;md5=d425dd5cb59cf8049e1c47084fb3ad55">Sustainable energy production and consumption in Turkey”</a>) svela che gli effetti ambientali della politica di Ankara, nel lungo periodo, porteranno ad un danno ambientale irreparabile.</p>
<p><strong>Il gruppo di Ong Fact Finding Mission <a href="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/turchia-dati-32.pdf">(Scarica Turchia dati 3</a></strong>), d’altronde, unitosi al fine di investigare le politiche pubbliche turche adottate per realizzare le pipeline, nel 2004 (ultimi dati disponibili), giunse ad affermare che il governo di Ankara e delle altre nazioni coinvolte non rispettava <strong>le richieste di compensazione dei comuni espropriati</strong>, fissate anche in base al degrado della terra, inutilizzabile per l’agricoltura dopo la posa di un oleodotto. Il mancato rispetto degli accordi di compensazione e del degrado ambientale, d’altronde, è stato scoperto lo scorso luglio anche dalla Commissione Ue: per la costruzione della diga di Ilisu, 60.000 curdi saranno sfollati coattivamente ed un intero ecosistema verrà distrutto. La Ue è insorta e ha ritirato i finanziamenti. Ma Erdogan va avanti.</p>
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		<title>Rigassificatore di Trieste, Adriatico a rischio</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 11:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[rigassificatore]]></category>
		<category><![CDATA[Slovenia]]></category>

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		<description><![CDATA[Si delinea una burrascosa crisi diplomatica fra Italia e Slovenia sul caso del rigassificatore di Trieste.
Dopo la denuncia dell’associazione ambientalista croato-italo-slovena AAG &#8211; Alpe Adria Green del 21 agosto scorso, infatti, monte l’indignazione dell’opinione pubblica d’Oltrecarso sul caso, nonostante il ferale silenzio mediatico che ha inghiottito la vicenda giuliana, qui in Italia. 
AAG, infatti, ritiene [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=politiche.wordpress.com&blog=3173236&post=476&subd=politiche&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Si delinea una burrascosa crisi diplomatica fra Italia e Slovenia sul caso del rigassificatore di Trieste.</strong></p>
<p>Dopo la denuncia dell’associazione ambientalista croato-italo-slovena <a href="http://www.greenaction-planet.org/download/dossierGNdefinitivo.pdf">AAG &#8211; Alpe Adria Green </a>del 21 agosto scorso, infatti, monte l’indignazione dell’<a href="http://www.ecoblog.it/post/8900/lo-scandalo-italiano-del-rigassificatore-di-trieste-denunciato-a-lubiana">opinione pubblica d’Oltrecarso</a> sul caso, nonostante il ferale silenzio mediatico che ha inghiottito la vicenda giuliana, qui in Italia. <img class="alignright size-full wp-image-477" title="trieste_copy_1" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/09/trieste_copy_1.jpg?w=450&#038;h=301" alt="trieste_copy_1" width="450" height="301" /></p>
<p>AAG, infatti, ritiene che ci sia stata una<strong> falsificazione degli studi </strong>in base ai quali il governo italiano ha rilasciato il nulla-osta per la costruzione del rigassificatore. Le accuse degli ambientalisti, fra l’altro, si basano su indagini della polizia giudiziaria italiana in merito ad una scorretta valutazione d’impatto ambientale volta a favorire la concessione del nulla-osta.</p>
<p>In effetti, il rigassificatore di Trieste è un crocevia di diversi e a volte opachi interessi contrapposti fra elite economiche, politiche e diplomatiche, i bisogni delle comunità locali e le tutele di salvaguardia del territorio.</p>
<p>L’impianto dovrebbe sorgere nell’area di Zaule, a pochi chilometri dal confine sloveno. <strong>Un investimento di 600 milioni </strong>di euro che sarà realizzato in 40 mesi dalla società spagnola <strong>Gas Natural</strong>. Secondo AAG, il bacino del Mare Adriatico settentrionale è troppo angusto ed incapace di assorbire un altro intervento di tale portata. Nel golfo già ci sono l’oleodotto transalpino SIOT e un fitto traffico di navi con trasporti pericolosi, che accresce il rischio di incidenti o attentati.</p>
<p>Inoltre, <strong>il rigassificatore potrebbe apportare una decisa alterazione delle acque </strong>per via degli scarichi giornalieri di 650.000 metri  cubi di acque marine raffreddate e di un’immissione di cloro pari a 40 tonnellate/l’anno. Non è la prima volta, d’altronde che ci sono incidenti transfrontalieri fra Italia e Slovenia. A luglio di quest’anno, la Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha confermato la continuazione dell’inchiesta avviata a seguito della presentazione della denuncia di Greenaction Transnational sugli inquinamenti in Slovenia causati dagli impianti industriali e dai depuratori fognari di Trieste, ad esempio.</p>
<p><strong>La Slovenia si è sempre dimostrata pugnace </strong>nel difendere il proprio territorio, d’altronde; l’ex ministro dell’Ambiente sloveno Janez Podobnik si era a suo tempo rivolto ufficialmente al commissario europeo per l’ambiente Stavros Dimas contro il rigassificatore. Ma una serie di interessi intrecciati, questa volta, nonostante l’indignazione dell’opinione pubblica di Lubiana, fa ritenere che il governo sloveno, chiamato dalla normativa comunitaria a dover concedere anch’esso il nulla-osta per il progetto, possa infine approvare il rigassificatore alle porte dei propri confini.</p>
<p>Cortesia istituzionale, in primis, in quanto l’Italia si fa carico dei rischi legati alla <strong>centrale nucleare slovena di Krško</strong>. Il governo Berlusconi, d’altronde, sarebbe anche interessato a favorire l’impiego di industrie italiane nel prossimo raddoppio proprio di Krško. Gli incontri bilaterali di settembre fra Roma e Lubiana (forse) chiariranno la faccenda.</p>
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		<title>L’accordo su South Stream affossa la politica energetica europea</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 14:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo l’accordo Turchia-Russia per il nuovo gasdotto South Stream di giovedì 6, il gasdotto Nabucco, appoggiato dell’Unione Europea, è sempre più in bilico.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Dopo l’accordo Turchia-Russia per il nuovo gasdotto <a href="http://politiche.wordpress.com/2009/03/27/nord-south-stream-vs-nabucco/">South Stream</a> di giovedì 6, il gasdotto Nabucco, appoggiato dell’Unione Europea, è sempre più in bilico.</strong></p>
<p>Intanto, parte dell’opinione pubblica e della stampa italiana non hanno trovato di meglio da fare che disquisire sul <a href="http://www.corriere.it/economia/09_agosto_07/patto_turchia_russia_gasdotto_Galluzzo_1b85c718-8317-11de-ac4b-00144f02aabc.shtml">ruolo importante</a>, a detta di alcuni, o <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/eni-gas/turchia-berlusconi/turchia-berlusconi.html">secondario</a>, a detta di altri, del nostro premier <strong>Silvio Berlusconi</strong>, nel patto fra Putin ed Erdogan. Si dà, infatti, per scontato che l’accordo su <strong>South Stream</strong> sia una cosa buona; ma, nei fatti, non è così. Il progetto South Stream è stato, d’altronde, escogitato dai russi con un solo, semplice, obiettivo. Rafforzare il proprio monopolio energetico nei riguardi dell’Europa e bypassare la riottosa Ucraina che, come la recente guerra del gas dimostrava, ha rappresentato, fin’ora, per Mosca, una gatta da pelare.<img class="alignright size-full wp-image-474" title="putin-erdogan1" src="http://politiche.files.wordpress.com/2009/08/putin-erdogan1.jpg?w=450&#038;h=377" alt="putin-erdogan1" width="450" height="377" /></p>
<p><strong>L’Ucraina, infatti, è il Paese per il quale i vecchi gasdotti dovevano passare</strong> per alimentare il mercato europeo. Ora, con South Stream, il gas passerà altrove. La costruzione di una nuova pipeline con il conseguente rafforzarsi della posizione di Mosca, d’altronde, preoccupava l’Unione Europea. Bruxelles puntava a ridurre la dipendenza energetica di Eurolandia dalla Russia con due strategie. Sviluppo delle fonti di energia pulita (e graduale adozione di sistemi di trasporto pubblico elettrici o a biomasse) e costruzione di un’altra pipeline, Nabucco, che dalle regioni caspiche arrivasse in Europa, senza passare per Mosca.</p>
<p><strong>Purtroppo Nabucco ha subito dei ritardi </strong>a causa, fra l’altro, della guerra <a href="http://politiche.wordpress.com/2008/08/26/georgia-russia-gli-errori-degli-usa/">russo-georgiana</a> (ancora la <em>longa manus</em> di Mosca?) e, ora, South Stream potrebbe fare le scarpe a Nabucco definitivamente. Ma se la  Russia gioisce (e Bruxelles piange) cosa hanno da guadagnare Italia e Turchia? Tralasciamo, per ora, il paradosso che il nostro Paese – a parole strafiloeuropeista &#8211; sulle questioni energetiche assuma una posizione filorussa. Potrebbe essere <em>realpolitik</em>. Se l’Italia ci guadagnasse. Ma così proprio non è.</p>
<p><strong>Di sicuro ci guadagna Eni</strong>. La posizione italiana è un caso da manuale, da teoria dei giochi: dove i comportamenti razionali individuali di breve durata hanno esiti collettivi catastrofici, nella lunga durata. Eni, infatti, è diventata un partner strategico di Gazprom e della Russia, là dove lo Stato italiano dovrebbe perseguire una politica di emancipazione di Eurolandia dal giogo energetico russo.<br />
Mosca, <em>la terza Roma</em>, invece, pratica il <em>dividi et impera</em> attraverso la sottoscrizione di accordi separati con alcuni Paesi, come l’Italia. Nel progetto South Stream, infatti, c’è Eni e l’Italia sa che “l’amico Putin” ci praticherà dei trattamenti di favore. Anche se l’interesse strategico unitario dell’Europa (e, quindi, anche dell’Italia) sarebbe, in realtà, in contrapposizione agli interessi energetici di Mosca.</p>
<p><strong>Ma il nostro governo è scatenato</strong>: ha già, infatti, portato Gazprom pure in <a href="http://politiche.wordpress.com/2009/03/13/eni-affari-in-libia-con-gazprom/">Libia </a>(dove Eni ha dei pozzi importantissimi). Con la drammatica conseguenza che la Russia ha praticamente circondato l’Europa. Mentre alcuni nostri media, purtroppo, pontificano sui successi italiani. <strong>Ma sono i successi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Scaroni">Scaroni</a></strong>, in vero. L’amministratore delegato di Eni, d’altronde, ha rapporti di rilievo con l’establishment russo. Ma vale la pena ricordare che, da un lato, questo establishment è oggetto di inchieste giudiziarie per reati fiscali e non solo (vedi caso <a href="http://politiche.wordpress.com/2009/04/10/gli-strani-affari-di-eni-con-la-russia/">Yukos</a>), dall’altro lo stesso Scaroni – dipinto dai media come un prode capitano d’industria: siede nel consiglio di amministrazione del Sole 24, infatti – è un vecchio boiardo di Stato, non certo dal curriculum immacolato.<br />
Scaroni, vecchio socialista e cugino della Boniver, <strong>è stato condannato e ha patteggiato nell’ambito delle tangenti PSI- Techint nel 1996</strong>: e nel 2006 è stato nuovamente condannato per l’inquinamento de delta del Po nel caso di Porto Tolle. Il governo italiano, in definitiva, confonde gli interessi di Eni con quelli del Paese.<br />
<a href="http://www.ft.com/cms/s/0/07aa6414-82af-11de-ab4a-00144feabdc0.html?nclick_check=1">Ed Crooks</a>, dalle pagine del Financial Times, ha d’altronde sostenuto che gli interessi di South Stream spingeranno i contraenti a consumare gas piuttosto che ad investire sulle rinnovabili (che era l’opzione che si accompagnava a Nabucco). Grazie all’amico Putin, saremo liberi di consumare ed inquinare. Fantastico.</p>
<p><strong>Infine, la  Turchia: cosa ci guadagna?</strong> Ankara non entra direttamente in South Stream ma ha spuntato il sì di Mosca al nuovo oleodotto Samsun-Ceyhan che collegherà il Mar Nero al Mar Mediterraneo. Ma, probabilmente, non è questa la mossa più interessante di Ankara. Erdogan, solo un mese fa, aveva firmato con Bruxelles per Nabucco, in quanto anche quest’altra pipeline passerebbe per la Turchia. L’accordo con Mosca, per Ankara, è un messaggio all’Europa. La Turchia, infatti, vuole entrare nella UE. Ma sa che, nonostante il favore dell’establishment di Bruxelles e dell’America (in chiave antirussa: Ankara è fra i Paesi che hanno dato vita alla Nato, d’altronde), molti governi (Francia ed Italia, ad esempio) sono contrari. Se l’Europa vuole emanciparsi dalla Russia, dovrà accogliere la Turchia nella UE. Ma soprattutto dovrà implementare una politica energetica che non consenta agli Stati nazionali di fare i “battitori liberi”.</p>
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