Politiche

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Il nuovo fronte dei comici anti Berlusconi

Pubblicato da brasseriefoucault su Dicembre 17, 2008

Berlusconi controlla quasi tutta la televisione, eppure è spaventato da Fazio, Grillo, la Littizzetto perché nella teledemocrazia un personaggio tv muove più voti di un intellettuale di professione.

I più indomabili “nemici” del governo si chiamano Fabio Fazio, Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Maurizio Crozza, Luciana Littizzetto e Beppe Grillo.
O, almeno, questa è la visione di Berlusconi. Una visione che riduce tutto a percezione ed ignora la realtà.le_colonne_della_societa

Già: perché la realtà è che Berlusconi, come imprenditore, controlla le principali tre reti commerciali d’Italia. Come premier, influenza le reti pubbliche. E, grazie a Villari, c’ha il pallino anche della Commissione di Vigilanza Rai. Questi sono i fatti.

Ma la percezione pidiellina è un’altra. Berlusconi sarebbe «attaccato in modo incivile, violento e continuo» dai principali mezzi d’informazione. In atto, c’è una «campagna orchestrata contro di lui». Ma, in realtà, controllando quasi tutto quello che vomita il tubo catodico, più di “orchestra”, si tratta di “pochi solisti” che – nonostante il conformismo imperante – dicono quello che pensano: e quello che pensano non piace a Berlusconi.

Gli strali del premier hanno investito tutti: Corsera, Stampa, Biagi, Annunziata, Primo Piano, tg3, Santoro, Travaglio, Report…

Ma il vero fronte, per il nostro cavaliere, oramai, è un altro! I comici e gli anchorman.

Sono loro i moderni monarcomaci.

Alcuni potrebbero legittimamente sostenere che Berlusconi esagera. Malignare che si tratti di una vera e propria ossessione televisiva. Visioni mistiche come quella dei cosacchi a San Pietro: la paura di sentirsi zar durante la presa del Palazzo d’Inverno; il timore di una “presa del Palazzo dei Cigni”, con i cosacchi che fanno breccia a Milano 2: con l’edilizia palazzinara a sostituire i colonnati michelangioleschi. E Mike Bongiorno spedito in Siberia. Insomma, Fazio è il nuovo Lenin, Che tempo che fa la nuova Pravda.fabio-fazio

Ma chi crede che Berlusconi esageri, sbaglia. Egli ha perfettamente ragione ad avercela con Fazio. Nonostante alcuni opinionisti credano che le televisioni del Cavaliere in politica non contino molto, Berlusconi sa che è perfettamente vero il contrario. Le televisioni, per l’Unto dell’Auditel, contano. E non basta che il 90% dei programmi non sia contro di lui. Anche un solo oppositore televisivo – pur non essendo giornalista e socialmente legittimato ad esprimere opinioni politiche – dà fastidio.

Ecco che quelle che per molti di noi sarebbero solo flebili voci di dissenso, diventano una “campagna orchestrata” che mina il consenso del teleautocrate.

Le Stützen der Gesellschaft, le ‘colonne della società’ di Berlusconi, non sono i “padroni del ferro e del vapore”, ma i “volti tv”. E’ più facile per Mussolini avere un Benedetto Croce contro, che per un teleautocrate tollerare una Sabrina Ferilli che vota Pd.
Ad avercela Sabrina ministra delle Pari opportunità!

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Il Paese del Turpiloquio

Pubblicato da brasseriefoucault su Luglio 15, 2008

Si è da poco conclusa la manifestazione No Cav Day e non accennano a spegnersi le polemiche. Non quelle che riguardano le leggi ad personam, si badi bene, ma quelle che ineriscono la deriva coprolalica che ha assalito alcuni protagonisti della stessa manifestazione.
Lo stesso Di Pietro, dopo aver dato dello sfruttatore a Berlusconi, sbotta inorridito contro questo profluvio di turpiloqui. Le anime belle insorgono contro due comici e gli elementi più prettamente politici della manifestazione vengono espunti dal dibattito mediatico. Peccato. Soprattutto perché le parolacce sono state utilizzate da comici, non da politici. E da quando mondo è mondo, esistono comici che ricorrono alla parolaccia per suscitare ilarità. Stranamente lo stesso scandalo non viene suscitato dal celodurismo eletto a sistema di comunicazione politica. Già.

Siamo passati dalla metafora del corpo politico di Menenio Agrippa a quella dei “membri politici” di Bossi che, con il suo “la Lega ce l’ha duro”, guidava i suoi novelli priapi secessionisti, sorretti da un’acqua del Po più taumaturgica del Viagra.
Contemporaneamente al No Cav Day, poi, il nostro premier pavoneggiava nella terra del Sol Levante. Sotto braccio a Sarkozy, mandava baci alle bellezze locali, fra il divertimento e lo sconcerto del presidente francese che lo rimbrottava.
Ma il cipiglio da tombeur de femme di Berlusconi “trascende ogni suo controllo”, come ammette il libertino delle Relazioni Pericolose di Choderlos de Laclos.

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Ed ecco che il Nostro, alla vista della fulgida bellezza teutonica del cancelliere Merkel, si lanciava in un balletto, dopo averla omaggiato di un salame (avete letto bene!) avvolto nel tricolore. C’erano gli estremi per vilipendio di bandiera! E intanto Angela era divertita e sconcertata. Divertimento e sconcerto che assale chi, da altri Paesi, deve pesare il carattere guascone ultraitaliano del Nostro che sguazza nei più beceri stereotipi machisti.
E’ l’evoluzione della specie. Il berlusconismo piacione e seduttore sta al celodurismo di Bossi, come il socialismo scientifico a quello utopistico. E’ un passo avanti, figlio – e che figlio! – di una grande tradizione italica che ha assunto la più grande sistematizzazione estetica con i film di “genere” di Pierino degli anni 70.

Mentre la sinistra, noiosa, senile e pure impotente se non checca, si esprimeva nei capolavori di Fellini, Antonioni, Pasolini – e che palle! – l’italiano ruspante e maschio finalmente poteva rispecchiarsi in “quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda”. Gouaches carnali, non freddo erotismo intellettuale, dove si palpeggiavano glutei, si consumavano con lo sguardo, dai buchi della serratura, turgidi seni, il tutto sonorizzato dalle musicali flatulenze di Alvaro Vitali.
Già. Perché, in fin dei conti, la sinistra, oggi, viene percepita come una “setta penitenziale”. Predica austerità: monetaria e anche morale. E’ la provocazione lanciata da Raffaele Simone nel “Mostro mite”.

In un mondo consumistico, del “tutto e subito”, della tv spazzatura, che senso ha predicare uguaglianza, redistribuzione, “emancipazione delle donne e dei proletari”, quando le ragazze vogliono fare le veline e i proletari aspirano ad accompagnarsi alle prime?

Resta, però, la malafede di chi fa da cassa di risonanza alle esternazioni della Guzzanti e di Grillo. Ci si indigna per battute – sicuramente volgari e grossolane – di due comici e non per il manomortismo verbale del nostro premier o per aver incardinato una soubrette nel dicastero delle pari opportunità. Fantastico!

E’ la normalizzazione di una cultura machista per la quale un uomo – non importa il suo stato civile – può e deve essere sempre seduttivo, malizioso e ammicante. Poco importa che, obnubilati dal testosterone, aumenti il rischio gaffe; né il ritegno, né l’importanza dell’ufficio fanno desistere il “cuccador” dal mandare bacetti, o scherzar in modo da attirare l’attenzione femminile, come nel celebre caso della corna fatte con la mano da Berlusconi.

E’ l’italianità. O meglio: quell’italianità provincialotta che manda in visibilio la stampa estera e nel quale si riconosce la cultura nazionalpopolare, lo Strapaese, alieno dalla temperanza professata dagli intellettuali di sinistra, vil razza dannata; e che si identifica in un’iconografia pop ricca di belle macchine e di belle donne ridotte, quest’ultime, come gli altri beni di consumo, ad una pura funzione ornamentale. Chi ha i soldi, tromba: soprattutto belle donne. Gli altri? Sono sfigati.

Il celodurismo non ci scandalizza più. Perché lo Strapaese sogna le veline e chi se le rimorchia merita ammirazione.
Questa è l’Italia allattata dalla tv commerciale. Ragazzotti playboy con i capelli fonati a rimorchiare bionde con il più improbabile inglese. Sono simpatici. Solo che qua non stiamo a Rimini. Stiamo in politica.
Ma forse sono solo un altro moralista di sinistra.

(pubblicato su Notizie Verdi)

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Grillo e lo sdegno di bramini

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 17, 2008

Dal V-Day si sono susseguiti interminabili i commenti su Grillo ed il grillismo. Ritorno nuovamente sull’argomento, ma partendo da un altro punto di vista. Anche se non si parla più di Grillo in particolare, il comico genovese è diventato il riferimento metacontestuale che aleggia in parlamento, identificato con l’antipolitica. “Attenzione all’antipolitica”, “non cadiamo nell’Antipolitica”, “gli antidoti per l’antipolitica” e via dicendo. Si è abbandonato il campo della discettazione delle idee di Grillo; egli è l’epitome dell’antipolitica e questa identità è certa, aproblematica e reiterata. La gravità dell’accusa è rivelata dall’etimologia; l’anti politico (polis) è qualcosa che è  contra cives, cioè incivile. Contro la barbarie dell’inciviltà – non solo politica –, tuona la crema del giornalismo! Sono rimasto stupito di quali e quanti canuti maitre a pensèe si siano lanciati nella requisitoria anti Grillo.

La sussunzione del comico con l’inciviltà, infatti, non è partita dal ceto politico – più preoccupato di edulcorare la realtà della propria condizione di privilegiati, chiamando in causa gli altri privilegiati che, in una società corporativa come quella italiana, ovviamente, non mancano – ma dagli intellettuali e dai giornalisti, custodi dell’ortodossia.

E’ la casta dei bramini legittimati ad esprimere giudizi politici legittimi che è scesa in campo.  E ora giungo al cuore della mia riflessione. Pierre Bourdieu, nel celebre “La Distinzione” rileva che “il campo di produzione ideologica [è] un universo relativamente autonomo in cui, nella concorrenza e nel conflitto, si elabora […] il campo del politicamente pensabile o, se preferiamo, la problematica politica legittima. […]. La competenza politica legittima [è] una capacità indisgiungibile da un senso più o meno forte di essere competente, nel senso vero della parola, cioè socialmente riconosciuto come abilitato ad occuparsi degli affari politici, ad esprimere un’opinione su di essi”.

Grillo non si è limitato a sbeffeggiare gli eccessi dei partiti, ma ha posto in risalto il rapporto fra sistema partitico e sistema dell’informazione nella costruzione di un consenso sociale che rende accettabile il deprecabile stato delle cose richiamato dalla Casta di Rizzo e Stella. I giornalisti dei grandi e rispettati mezzi d’informazione non potevano tollerare questa invasione di campo da chi non è socialmente legittimato ad esprimere giudizi politici: un comico, un saltinbanco, un buffone. Quale infamia!  Lo status quo, infatti, si conserva non tanto con la concentrazione del potere economico nelle mani di un’elite ma, soprattutto, col monopolio del sapere; sapere è potere, d’altronde. Benedetto Croce e Max Weber lodavano il carattere democratico e rivoluzionario del protestantesimo proprio perché spezzava il monopolio dell’interpretazione delle Scritture da parte della Chiesa Cattolica. Ma questo monopolio – secolare – è riesumato dagli intellettuali, moderni chierici. Lì è lo scandalo. L’attacco di Grillo, infatti, è un attacco che si è costituito al di fuori dei luoghi tradizionali di costruzione di senso politico: i blog, internet, un habitat liquido dove l’informazione è fatta da giornalisti non professionisti, o da piccoli operatori dell’informazione ai margini del sistema legittimo.

E’ rivelatore come la grande stampa marchi il comico genovese come antipolitico, mentre il web o i piccoli giornali l’abbiano appoggiato. Così come l’appoggiano giornalisti free lance al di fuori di questo universo legittimo come Travaglio o Gomez. Naturalmente mi è completamente aliena l’idea di liquidare il sistema legittimo d’informazione come funzionale alla casta. Ma credo che Grillo sia stata un’occasione perduta. Sulla quale i grandi mezzi d’informazione è bene che riflettano; per il bene della democrazia. E’ triste questo clima di sfiducia che si respira oggi in Italia. E se la sfiducia dovesse investire la grande stampa, stante la crisi del giornalismo cartaceo, ho la sensazione che i custodi dell’ortodossia si dovranno semplicemente limitare a commentare i dvd allegati ai giornali, piuttosto che pontificare sui massimi sistemi.

 

Alessio Postiglione

(pubblicato su Notizie Verdi)

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Le ingenerose critiche a Grillo

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 7, 2008

Sono passati giorni dal fatidico V-Day, ma le polemiche generate dall’operazione del comico genovese non accennano a diminuire. Dopo aver letto e ascoltato i commenti di politici, intellettuali e giornalisti fra i più in vista in Italia, vorrei avanzare le mie modeste considerazioni.

Le critiche a Grillo si sono aggrumate, soprattutto, intorno al carattere populista, demagogico, antipartitico ed impolitico della sua iniziativa. C’è chi non si è fatto scrupolo di echeggiare al fascismo e al pericolo caudillo. Addirittura. Le accuse al V-Day, inoltre, investirebbero anche chi, come i Verdi, ha, a vario titolo, appoggiato l’iniziativa. Un appoggio ancora più pernicioso e paradossale, a detta di Follini e Casini, in quanto un partito giungerebbe a legittimare una ribellione antipartitica. Vorrei, quindi, entrare nel merito di queste accuse. Ma oggetto del giudizio dovrebbero essere prima ed aprioristicamente le categorie che usiamo per giudicare: cosa è antipolitico e populista? Ma, ancora; il significato di queste parole è sempre uguale ed immutabile o, forse, relativo ad un contesto specifico? Le accuse al Parlamento di essere “un’aula sorda e grigia” (come nel celebre J’accuse di Mussolini) sono impolitiche e reazionarie? Sicuramente. E le monetine lanciate dai cittadini a Craxi fuori il St. Raphael a Roma in occasione di tangentopoli cosa sono? Leggi il seguito di questo post »

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