La recente conversione di Magdi Allam al cristianesimo ha suscitato da più parti preoccupazioni e critiche. Si tratta di una inaccettabile interferenza, a detta di Allam, su scelte sovrane e libere dell’individuo. La materia del contendere, stranamente, non è né la religione né la fede ma i concetti di privato e di intimità. Al vicedirettore del Corriere viene imputato uno stile plateale che mal si addirebbe al carattere intimo e privato di una scelta religiosa, mentre i difensori di Cristiano Allam, come si è ribattezzato il giornalista, oppongono l’idea che siano pretestuose tutte le polemiche che investono proprio quello spazio dell’individuo che deve essere lasciato alla totale sovranità dell’Uomo. Allam, d’altronde, ha puntualizzato come i riti religiosi siano pubblici; nonostante una certa tendenza, potremmo dire “illuminista”, di voler circoscrivere la religione nella sfera del privato. E’ una bella battaglia. I confini fra privato e pubblico non sono mai dati una volta per tutte. Sono qualcosa di labile e controverso che coinvolge il rapporto fra individuo e poteri. Per capire la conflittualità di questo nodo vi invito ad immaginare cosa accadrebbe nel vostro animo se lo stato vi ingiungesse di sgombrare la vostra casa per un esproprio di pubblica utilità.
Eppure le moderne tecniche di controllo sociale hanno proprio puntato sulla pubblicizzazione del privato. Se da un lato è lo Stato che si fa più invasivo, legiferando su riproduzione, staminali, omosessualità, ovvero tutta una serie di campi che dovrebbero riguardare “il privato” – e da questo punto di vista l’emergere della legislazione sulla privacy è centrale – d’altra parte è proprio l’uomo che, piuttosto che fuggire l’invasività dello Stato, lo chiama in causa in continuazione. Per certi versi, in ossequio a quella logica paternalistica che sovraintende al funzionamento dello Stato keynesiano che con il welfare si “prende cura di noi”. Ecco, allora, che sono state proprie le femministe a dire “vogliamo pubblicizzare il privato”, “la sessualità è un dato politico”, per spuntare diritti civili come la riforma del diritto di famiglia. Paradossalmente non possono più dire allo Stato “non toccare la 194”, dopo averlo chiamato in causa. Allo stesso modo il caso Allam è drammaticamente pubblico. Egli ha rinunciato al riparo dell’intimità, scrivendo una lettera-confessione illuminante (magdiallam.it) e ricca di spunti politici. Ecco, quindi, che è legittimo parlare delle scelte personali di Allam perché egli stesso vuole che se ne parli. La lettera del vicedirettore del Corriere è molto interessante, sia dal punto di vista religioso, psicanalitico che politico. Anzi, potremo dire che queste ultime due categorie si sovrappongono. Allam, infatti, confessa quello che ha nel suo cuore. La pratica della confessione è infatti centrale sia nella religione, che nella psicanalisi, che nell’esercizio del potere biopolitico dello Stato. In una sorta di interscambio simbolico, anzi, sono gli ultimi due poli che hanno scippato alla religione lo strumento confessorio. La lettera aperta di Allam, quindi, ci legittima a parlare del suo intimo. E dobbiamo rilevare come la sua missiva, per quanto poetica e delicata nella sua dimensione religiosa, sottintenda un discorso politico per noi assolutamente preoccupante. Ed il fatto che la logica delle parole di Allam sia blindata attraverso il ricorso all’ispirazione religiosa, o al concetto di Verità al quale il giornalista si richiama, rende la nostra critica ancora più serrata.
La lettera del giornalista, infatti, è molto mistica e risulta di difficile comprensione anche per i cristiani “deboli”. Ma Allam non vuole far parte dei pensatori deboli o scettici: è un fiume in piena. In assoluta conformità con la dottrina Ratzinger. Dice che la sua mente “si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendo[gli] di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione”. Qui, infatti, si fa chiaro riferimento alla dottrina tomistica, di cui Ratzinger è un attento interprete, dell’identità di fede e ragione. Per alcuni teologi il pensiero di San Tommaso è la forza di una religione che sa essere al passo con il progresso e la scienza. Per altri è alla base delle pretese del cattolicesimo di interloquire con la scienza in base ad una identità euristica grazie alla quale sia la religione che la scienza perseguono il razionale e, visto che ciò che è contro la fede è contro la ragione, la scienza è anche alla fede che si deve sottomettere se vuole perseguire il Logos. Il fatto che la scienza dubiti, però, non insinua dubbi nei novelli epigoni dell’aquinate.
Ma la cosa sulla quale siamo meno d’accordo con Allam è un’altra. Egli dice: “Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”. Insomma Allam si fa interprete dell’approccio per il quale l’Islam non si accorda con la pace e la modernità. Ora, questa idea è legittima e dovrebbe essere discussa; ma è ovvio che quando si pone come verità a-problematica ed auto evidente non c’è spazio alcuno per la riflessione. Allam ha tutto il diritto di dire che il Cattolicesimo è la vera religione, l’unica razionale e che l’Islam è violento. Ci rammarichiamo, però, che nei suoi slanci mistici blindi questi argomenti che diventano epifenomeni del Logos e della luce. Da parte nostra, siamo assolutamente contro questa mistica manichea ed intollerante. Si decostruiscono le categorie altrui, ma le proprie no: sono la Verità. Eppure anche la Chiesa aveva inizialmente scomunicato la modernità (Nda, con il Sillabo, nel 1864, Pio IX condanna Liberalismo, Socialismo e pure il matrimonio civile!): non se ne avvedono i sostenitori del cattolicesimo “fisiologicamente razionale”? Cosa dovremmo farne, poi, degli islamici “fisiologicamente cattivi”? D’altronde, qualora fosse vero che l’Islam è intrinsecamente violento, c’è sempre una bella differenza fra la purezza normativa del dasein, del dover-essere, delle Idee, e la verità dell’Essere e delle persone. Allam, infatti, accoglie questa distinzione sottolineando che se il dialogo è impossibile con l’Islam, è possibile con i mussulmani. Segnaliamo solo che l’anticonformismo di Allam non concilia un clima di dialogo.
Il giornalista, da parte sua, ama le provocazioni intelligenti: non ama il politically correct e il relativismo, e vuole dire le sue verità per quanto scomode. Peccato che il senso del sacro porti con sé il senso del blasfemo, e non credo che la sensibilità di Allam non sarebbe toccata qualora un libero pensatore musulmano trinciasse simili giudizi sulla religione cristiana. Non si tratta quindi di vacuo formalismo.
Noi non abbiamo confessioni da fare; né un’anima da denudare in pubblico; né una religione a cui aderire. Solo la voglia di discutere. Forse la nostra è un’ideologia: ma non la spacciamo per Verità.
Alessio Postiglione
(pubblicato su Notizie Verdi del 30/03/08)




























