Politiche

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Le elezioni si vincono al Centro?

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 27, 2008

Poi dicono che uno si butta a sinistra! Sentenziava Totò. Ma c’è un posto – politico, ovviamente – verso cui conviene buttarsi per vincere le elezioni? O magari, resistendo alla voracità di poltrone che sembra affliggere gli italici politici, c’è un area politica dove valga la pena collocarsi per risolvere i problemi del Paese? L’Italia ha bisogno di più Destra, più Sinistra o più Centro? L’ossessione di buona parte del PCI, in seguito alla scomparsa di PSI e DC a causa di tangentopoli, è stata proiettarsi al centro per vincere le elezioni.

Sembrano lontani i tempi in cui Moretti implorava D’Alema di dire qualche cosa di Sinistra, per poi accontentarsi di qualsiasi cosa, a patto che fosse sensata.

A chi imputa all’operazione PD una certa dose di trasformismo, ma soprattutto la ratio centrista, Veltroni, l’ecumenico e politically correct, se la cava con il famoso “ma anche”. “Fra l’operaio Thyssen e Colannino Jr c’è uno di troppo”, pungola Bertinotti; ma Vetroni, ribaltando l’accusa, sostiene che il valore aggiunto del PD è proprio quello di poter realizzare due interessi diversi, che non si escludono a vicenda. Partiamo allora da queste considerazioni. Una vera vittoria del PD si realizzerà al Centro? Potrà il PD sintetizzare “proletari e padroni”, come si sarebbe detto un tempo?

Il Centro, per Duverger, studioso di ingegneria costituzionale, è, essenzialmente, un non-luogo politico. Non esiste, non c’è, non funziona, è solo un modo per inceppare il sistema. Una combutta di moderati di Sinistra e Destra per fare un pastrocchio al centro e tagliare le ali estreme: e creare, così, una marais che blocca il sistema o, come diceva il costituzionalista, una “democrazia senza popolo”. Ma è altrettanto vero che in tempi di crescita e ricchezza le opzioni politiche si depolarizzano e i partiti fanno la corsa al centro. Percy Allum sostiene che “la logica della competizione elettorale implica la deradicalizzzione ideologica in quanto il partito è costretto ad adeguarsi alla logica del mercato politico”. Ronald Inglehart, da sociologo, spiega che con la crescita economica ed una certa ridistribuzione della ricchezza – possibile attraverso politiche socialdemocratiche, fra l’altro – gli elettori preferiscono politiche “centriste”. Ci si trova in una congiuntura dove le politiche non sono giochi a somma zero. Ci sono risorse tali che possono essere ridistribuite a Colannino e all’operaio; quest’ultimo, di convesso, per far valere i propri interessi, non è più costretto ad un’alta conflittualità. C’è, quindi, un momento in cui – pur essendo vana l’idea di occupare il Centro del sistema – la battaglia si vince verso il Centro e quelle politiche possono rappresentare il bene del Paese perché c’è abbastanza ricchezza per tutti. Ecco che, dopo la Thatcher e Reagan, varie socialdemocrazie hanno incominciato a seguire strade centriste o, addirittura, liberali. I partiti socialdemocratici sono diventati i paladini della stabilità e del monetarismo, come dimostra la scelta dei vari centro-sinistra di incardinare “tecnici” nei dicasteri dell’economia. E’ bastato che Strauss-Khan, nuovo presidente del FMI, plaudesse alla nuova politica dei tassi americana per uscire dalla crisi, che i nuovi difensori dell’ortodossia, i social-monetaristi, rabbrividissero sdegnati. Un parterre di fini liberisti come Giavazzi, Alesina e Zingales ha investito il PD del compito di essere l’aedo del laissez faire, il nuovo mentore dell’economia neoclassica. Proprio venerdì 29, dalla pagine del Corsera, Giavazzi bocciava Tremonti come la ”tentazione protezionista”: è a sinistra che si collocherebbero i liberali.

Se c’è, allora, un trend storico della Sinistra verso il centro, l’operazione Veltroni è giusta? Può funzionare? Crediamo di no. Ora ci si trova in una congiuntura diversa e dare un colpo al cerchio ed uno alla botte sarà difficile. Insomma: fra Colannino e l’operaio Thyssen c’è uno di troppo. In tempi di prosperità la Sinistra può andare verso il Centro, ma in tempi difficili, deve scegliere quali interessi servire, perché non ci saranno abbastanza risorse per accontentare tutti quanti.

Le risorse vanno ridistribuite, ora, fra tre poli: capitale, lavoro e Stato. Veltroni non può ridurre la pressione fiscale, ma anche sostenere i servizi sociali, ma anche dar fiato alle imprese, ma anche liberalizzare, ma anche sostenere chi è travolto dalle ristrutturazioni dell’economia.

Forse al PD tutto questo non interessa e vuole solo vincere le elezioni? Ma, anche qui, la strategia non convince.

In questo momento, un partito di Centro-Sinistra, potrebbe vincere guardando a Sinistra, non al Centro. Gli indizi non mancano.

Le ultime elezioni in Germania, infatti, hanno segnato una grande vittoria della Linke che accresce incredibilmente i suoi consensi, ora, anche nella ex Repubblica Federale Tedesca. Siamo in tempi difficili? Si. Si ripolarizza il sistema ed escono fuori i comunisti extraparlamentari? No. L’idea che i partiti che si posizionano alla sinistra dei socialmonetaristi siano “radicali” non è sempre vera e sembra più legata al desiderio di alcuni di stigmatizzare negativamente chi potrebbe scippare “voti utili”. In questa sede non vogliamo vestire i panni dell’ortodossia sinistrorsa ed accusare Veltroni di non essere di Sinistra: notiamo, solo, come questa operazione verso il Centro possa essere strategicamente inutile.

In tempi difficili, c’è qualcuno che vince e qualcuno che perde; e la pretesa di mettere insieme Colannino e l’operaio è solo demagogica.

Alessio Postiglione
(pubblicato su Notizie Verdi 03/03/08)

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I valori delle società postmoderne nel World Values Survey. Evoluzione o mutamento?

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 13, 2008

L’anno scorso il WVS-World Values Survey (www.worldvaluessurvey.org) ha pubblicato on line e ha reso a tutti disponibili un immane mole di dati tesi a fotografare i valori della nostre società. Si tratta di un lavoro ventennale di un panel di sociologi di grande fama riuniti sotto l’egida di Ronald Inglehart, uno dei massimi teorizzatori della postmodernità.

Gli studiosi hanno così mappato i valori base dell’umanità attraverso dei cluster che spiegherebbero come i mutamenti culturali si accompagnino ad altri trend nell’economia e nelle istituzioni politiche. Leggi il seguito di questo post »

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Il “verde” Sarkozy: la crisi della Politica ed il successo delle politiche

Pubblicato da brasseriefoucault su Marzo 7, 2008

La recente vittoria a valanga del candidato alle presidenziali francesi Nicolas Sarkozy è stata resa possibile da una credibile agenda ambientale? Difficile dirlo, sicuramente Sarkò in occasione dell’ultimo G8 è stato un alfiere di temi ecologisti ed ha spuntato da Gerorge W. Bush l’ammissione che il surriscaldamento del pianeta è un problema che gli USA devono affrontare con la diminuzione delle emissioni dei gas serra: il che significa un’implicita apertura nei riguardi – del finora contestatissimo da Bush – Protocollo di Kyoto.

Sarkozy, l’uomo che ha svuotato il bacino elettorale del fascista Fronte Nazionale, può essere un credibile ambientalista? Forse. Sicuramente i sistemi politici europei sono diventati più ambigui.

Sembra che la “crisi delle ideologie” abbia comportato un’ibridazione delle politiche e non ci siano più delle politiche di Destra o di Sinistra in senso assoluto; i riformatori democratici americani, infatti, chiosavano “non c’è un modo Democratico o Repubblicano di pavimentare le strade”.

Governi di destra implementano politiche tradizionalmente di segno opposto e viceversa: insomma, negli anni 70 gli elettori del PCI sapevano cosa aspettarsi dai loro eletti, in una sorta di mandato imperativo de facto, ma oggi non è più così.

Le scelte dei New Labour inglesi sono invalsi a Blair l’epiteto da parte conservatore di “Tory Blair” (Blair, il conservatore!); il pacchetto Treu brucia ancora le coscienze di molti lavoristi a sinistra e grande è stato lo scandalo per l’approccio “law and order” di Cofferati a Bologna; i tavoli ecologisti del neoeletto Sarkò, infine, gli hanno fatto guadagnare il plauso di molti Verdi francesi, incluso lo storico attivista Nicholas Hulot.

I maitre a penser radicali la chiamano la vittoria del pensiero unico. Lo scandalo delle politiche “ibridate”, in realtà, sembra ferire più il popolo della sinistra che le avverte come un “tradimento”.

In realtà, oltre l’ideologia della crisi delle ideologie, la verità come sempre, sta nel mezzo.

Come dice il sociologo Ronald Inglehart, coll’aumento della ricchezza in una società, il sistema sociale si depolarizza; ci sono più soldi da redistribuire a tutti e non è detto che una politica che faccia gli interessi di uno, leda gli interessi di un altro. I sistemi politici, inoltre, sembrano attraversare delle epoche geologiche; ci sono anni “orientati” a sinistra o a destra a seconda, anche in questo caso, delle risorse da redistribuire e della possibilità che le politiche siano un gioco a somma zero o meno.

Gli anni 60/70 hanno visto il trionfo del keynesismo e dell’economia sociale di mercato, dove liberisti e conservatori dovevano accettare vari compromessi sui diritti civili e sociali, sull’intervento pubblico, sul potere dei sindacati. Con la sfida lanciata dalle nuove economie e la lotta per la competitività, dopo la sbornia iperliberista della Thatcher e di Reagan, il Modello Sociale Europeo cerca di coniugare sviluppo economico e perequazione sociale; e questa volta è la sinistra a dover fare i conti con le politiche liberali.

In realtà, se è vero che non sempre è possibile definire una singola politica di destra o di sinistra in una società post-moderna e meno polarizzata, è sicuramente possibile definire la Politica (con la P maiuscola) dalla somma delle policies che si implementano. La crisi delle ideologie non è l’eclissi dei valori.

Le politiche ambientali sono diventate, allora, così forti e anticonflittuali, a somma diversa da zero, da poter essere implementate anche da Sarkozy? Noi ce lo auguriamo: l’ambientalismo è trasversale.

Ma sarà bene vedere, prima, cosa Sarkò intenda fare delle centrali nucleari francesi.

 

Alessio Postiglione

(pubblicato su Notizie Verdi del 13/06/2007)

 

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